Processo Aemilia 1992, giudici in camera di consiglio

Attesa la sentenza sugli omicidi di 'ndrangheta a Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – La Corte d’Assise del Tribunale di Reggio Emilia, presieduta dal giudice Dario De Luca (affiancato a latere da Silvia Guareschi e dalla giuria popolare), si e’ appena ritirata in Camera di Consiglio per emettere la sentenza del processo Aemilia 1992. Il procedimento, nato da un filone della maxi-inchiesta contro la ‘ndrangheta culminata nel 2015, e’ iniziato in primo grado circa un anno e mezzo fa riaprendo -grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia- il “cold case” di due omicidi avvenuti a Reggio Emilia e a Brescello nell’autunno (a ottobre e novembre) di 28 anni fa.

Vittime della guerra scoppiata per la “successione” ai vertici delle cosche calabresi e il controllo degli affari al Nord, caddero Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero. Per quei fatti di sangue – per cui sono state emesse negli anni scorsi altre condanne – sono imputati oggi a Reggio il boss a capo dei clan di Cutro Nicolino Grande Aracri insieme a Antonio Le Rose, Angelo Greco e Antonio Ciampa’. Per tutti l’accusa e’ di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Il pubblico ministero della Direzione antimafia di Bologna Beatrice Ronchi ha proceduto questa mattina a replicare alle arringhe della difesa, affrontando nel proprio intervento di quasi tre ore ogni singolo rilievo mosso all’impianto accusatorio, con particolare riferimento all’attendibilita’ dei pentiti. Antonio Valerio e Angelo Salvatore Cortese, ribadisce Ronchi, “rendono dichiarazioni convergenti e credibili. Sono attendibili”.

Il pm, citando l’arringa della difesa di Le Rose accostato dal suo avvocato a Enzo Tortora, sottolinea: “Gli imputati sono tutt’altro, sono persone che sentenze passate in giudicato riconoscono come esponenti di spicco della ‘ndrangheta”. Per loro Ronchi conferma quindi la richiesta di pena all’ergastolo. Nicolino Grande Aracri, presa la parola per dichiarazioni spontanee, ribadisce: “I collaboratori non sanno nulla, si riscontrano a vicenda e dicono bugie”. Proprio gli avvocati del boss, nei mesi scorsi, hanno presentato due ricorsi tesi a far inficiare il processo, su cui si e’ espressa la Cassazione. Il primo, in cui si chiedeva la ricusazione dei giudici togati per incompatibilita’, e’ stato respinto qualche giorno fa.

“Inammissibile” anche il secondo ricorso, basato su un presunto vizio di forma, bocciato ieri dalla Suprema Corte. “Non ci sono quindi motivi ostativi alla decisione”, informa il presidente della Corte De Luca. Tutte le difese, invocando il “ragionevole dubbio” chiedono l’assoluzione per i loro assistiti.