Politiche agricole, Confcooperative: “No a centralizzazioni”

La Confederazione è contraria a una gestione fondata su un unico Piano di sviluppo nazionale in capo ai singoli Stati, con la conseguente cancellazione del ruolo centrale sin qui svolto dalle regioni

REGGIO EMILIA – “La gestione di strumenti così importanti non si può allontanare dal territorio, dalle competenze e dalla conoscenza della realtà locale che solo le Regioni possono avere”. E’ questa la presa di posizione di Confcooperative a fronte della proposta europea di una gestione della Politica Agricola Comune fondata su un unico Piano di Sviluppo Nazionale in capo ai singoli Stati, con la conseguente cancellazione del ruolo centrale sin qui svolto dalle regioni.

“Un simile percorso – sottolinea Confcooperative – toglierebbe quell’autonomia delle Regioni che ha sin qui generato buone prassi di collaborazione tra istituzioni e mondo agricolo fondate sul rispetto e sulla valorizzazione delle peculiarità dei diversi territori, sul confronto in merito alle decisioni strategiche, su competenze e meccanismi d’intervento verificabili nel loro valore e nella loro efficacia”.

“Questo virtuoso percorso – osserva Confcooperative – sarebbe vanificato dalla centralizzazione che si va delineando per la Pac post-2020, certamente incapace di cogliere le specificità dei diversi sistemi agroalimentari presenti nel territorio nazionale”.

“Agli europarlamentari della nostra regione – conclude Confcooperative – chiediamo pertanto un forte impegno per far sì che tanto il Consiglio quanto la Commissione UE ripristinino il ruolo centrale delle regioni nella gestione della Pac, recependo in tal senso l’emendamento già approvato dal Parlamento europeo”.