Mafie, lettera a Vecchi era minaccia. Il sindaco: “Mai avuto dubbi”

La Cassazione conferma la condanna a Brescia a sei mesi. Il primo cittadino: "Ci fu chi sottovalutò"

REGGIO EMILIA – Il sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi non aveva “mai avuto dubbi”, per lui la lettera recapitata al Resto del Carlino e inviata da Pasquale Brescia era una minaccia mafiosa. Tanto che fece subito denuncia ai carabinieri. Ora “la conferma della condanna avvenuta ieri in Cassazione sancisce e mette la parola fine alla vicenda, avvalorando cio’ di cui siamo sempre stati convinti”, manda a dire oggi il primo cittadino.

La vicenda risale al 2016, quando alla sede reggiana del quotidiano giunse una lettera firmata dallo stesso Brescia (condannato lo scorso ottobre per associazione mafiosa nel processo Aemilia) che invitava Vecchi a dimettersi e che inanellava delle strane frasi. Nel 2017, in primo grado, per quella vicenda Brescia fu assolto, poi in appello, nel 2018, il verdetto venne ribaltato e ora, infine c’e’ la sentenza della Cassazione che lo condanna a sei mesi.

“Non fu una banale polemica, ma fu un reato, una minaccia aggravata dal metodo mafioso, un chiaro atto di ostilita’ verso la principale istituzione della citta’”, sottolinea oggi il sindaco di Reggio Emilia, facendo notare che “ci fu chi sottovaluto’, chi colse il pretesto per un violento attacco politico e mediatico, chi diede dignita’ a cio’ che fin da subito andava invece respinto come atto irricevibile”.

Pero’, “ci fu soprattutto una larga parte della citta’ a cui non sfuggi’ la gravita’ di quanto accaduto con la solidarieta’ tempestiva e necessaria”, ci tiene a dire. Questa esperienza, in ogni caso, per Vecchi e’ la “conferma” del “bisogno fondamentale di avere sempre fiducia nella giustizia, nei suoi tempi, nei suoi iter anche processuali, necessari per fare emergere la piena verita’ dei fatti”.

“Abbiamo avuto alle spalle anni complessi, che la citta’ ha progressivamente affrontato e superato, ma dove non sempre la priorita’ del bene comune e dell’interesse generale ha saputo trasversalmente imporsi alla tentazione polemica distruttiva, non cogliendo la gravita’ di azioni, dichiarazioni e fatti che nel loro dispiegarsi costituivano una chiara strategia partorita in ambienti criminali e malavitosi contro le istituzioni democratiche”, analizza ancora il primo cittadino.

Che poi ringrazia la magistratura e in particolare l’azione della procura antimafia, “per la determinazione con cui in questo come in altri processi ha agito per stroncare ogni tentativo di insediamento e radicamento della criminalita’ nel nostro territorio”. Di certo, chiosa Vecchi, “la nostra azione non si ferma qui, terremo la guardia alta, e proseguiremo con eguale rigore e attenzione come accaduto in questi anni”.