Italia Viva: “Governo eviti che Ferrarini cada in mani sbagliate”

Il deputato Anzaldi: "I titolari del Gruppo Pini sarebbero destinatari di una richiesta di arresto in Ungheria per frode fiscale, riciclaggio e corruzione, mentre la Commissione Ue avrebbe acceso un faro sulla proposta della cordata Pini-Amco"

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REGGIO EMILIA – Due nuovi tasselli complicano ulteriormente il rebus dell’acquisizione di Ferrarini. A contendersi la storica azienda agroalimentare di Reggio Emilia sono come noto due cordate: la prima guidata da Bonterre con il sostegno finanziario Unicredit e Intesa Sanpaolo, l’altra dal gruppo della Bresaola di Sondrio Pini, affiancata dalla societa’ pubblica del ministero dell’Economia Amco (che entrerebbe in Ferrarini per rientrare da una serie di debiti vantati nei confronti del gruppo reggiano).

In questo scenario i titolari del Gruppo Pini sarebbero destinatari di una richiesta di arresto in Ungheria per frode fiscale, riciclaggio e corruzione, mentre la Commissione dell’Unione Europea avrebbe acceso un faro sulla proposta della cordata Pini-Amco, per possibili aiuti di Stato.

A segnalarlo e’ il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, (che gia’ ad agosto del 2019 aveva presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda) e oggi scrive su Facebook: “Mi auguro che il presidente del Consiglio Conte e il ministro Roberto Gualtieri, cui ho rivolto un’interrogazione in Parlamento che attende ancora risposta, intervengano e utilizzino tutti gli strumenti a loro disposizione per evitare che un marchio storico per l’agroalimentare italiano come Ferrarini finisca nelle mani sbagliate”. E per di piu’, sottolinea Anzaldi, “mentre rimane in piedi il progetto di sistema che ha il sostegno di Coldiretti, Legacoop, Confagricolture, Alleanza Cooperative Agroalimentare e Banca Intesa”.

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