I metalmeccanici moltiplicano gli scioperi: “Bonomi ci offende”

Il sindacato calcola che siano ormai oltre 50 le aziende in cui sono partiti scioperi a seguito della rottura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale

REGGIO EMILIA – I metalmeccanici reggiani lanciano una seconda ondata di scioperi per il rinnovo del contratto nazionale. E cosi’ mentre il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, diceva che “non e’ il momento di scioperare”, nella provincia reggiana incrociavano le braccia gli operai della Udor di Rubiera, della Bucher Hydraulics di Reggio, della Fbn di Novellara, i lavoratori della Walvoil, della Lombardini Kohler, della Rb (ex Sacil) di Scandiano e della Dieci di Montecchio.

Il sindacato calcola che siano ormai oltre 50 le aziende in cui sono partiti scioperi a seguito della rottura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, scaduto il 31 dicembre 2019. “Le politiche salariali della Confindustria sono la principale causa delle disuguaglianze – affermano Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil di Reggio Emilia – offensivo che il presidente degli industriali chieda ai lavoratori di non scioperare: le fermate continueranno. Auspichiamo di non vedere piu’ in futuro tanta arroganza, ora vogliono persino decidere quando sarebbe giusto scioperare”.

I delegati di fabbrica di Fim-Fiom-Uilm si sono riuniti in questi giorni in molte imprese del territorio e hanno condiviso la necessita’ di una mobilitazione continua. Alla Lombardini Kohler di Reggio Emilia, cuore storico della meccanica reggiana, i delegati di Fim e Fiom hanno proclamato una fermata in sciopero contro la linea di Federmeccanica che “continua a riproporre la stessa promessa tradita dell’estensione e rafforzamento della contrattazione aziendale”. I lavoratori sono “stanchi di promesse non mantenute, chiedono rispetto e aumenti adeguati sui minimi contrattuali”, spiegano Simone Vecchi, Giorgio Uriti e Jacopo Scialla segretari di Fiom, Fim e Uilm.

Al tavolo negoziale gli industriali stanno proponendo un’idea di contratto “inquietante e pre-moderna, quella cioe’ di trasformare i diritti esigibili dei lavoratori previsti negli accordi in raccomandazioni per le imprese, per cui non ci sarebbero piu’ doveri ma solo possibilita’. Se questa e’ davvero l’impostazione politica, Confindustria e Federmeccanica avrebbero un’idea dell’impresa di stampo ottocentesco, altro che Industria 4.0”, contestano ancora Vecchi, Uriti e Scialla.

Oggi scioperano anche i lavoratori della Dieci di Montecchio che occupa 300 persone e che, “come tutte le industrie locali, ha sofferto molto durante il periodo di lockdown e ha visto una stretta collaborazione tra delegati e proprieta’ per la tutela della salute, ma oggi i lavoratori vogliono mandare un messaggio chiaro a Unindustria Reggio Emilia: non si puo’ fare un contratto contro i lavoratori, e’ il momento di una svolta, di un cambio di passo nella trattativa”, mandano a dire le sigle dei metalmeccanici, aggiungendo: “Pretendiamo che la sicurezza dei lavoratori resti al primo posto dei doveri aziendali in questa fase pandemica e per il futuro, ma l’emergenza sanitaria non puo’ essere un alibi per non riconoscere aumenti adeguati”.

Sciopero riuscito anche alla Walvoil: Interpump (di cui Walvoil e’ l’azienda piu’ importante) vola in Borsa, “ma ai lavoratori vengono negati aumenti dalla Federmeccanica: una contraddizione difficilmente spiegabile ai lavoratori- sottolineano i sindacati- -improbabile pensare che si smorzino gli animi tra i metalmeccanici della nostra provincia”. Che peraltro arrivano da “molte ore di cassa integrazione e facendo i salti mortali con i figli a casa da scuola”, invece da Confindusria “tocca sentire sempre gli stessi soliti slogan vittimistici da trent’anni”.