Ferrarini, il concordato è stato trasferito a Bologna

Accolto il ricorso di Intesa-Unicredit sull'incompetenza del tribunale di Reggio Emilia

REGGIO EMILIA – Nuovo colpo di scena nella vicenda Ferrarini, gruppo di Reggio Emilia in liquidazione e conteso fra le cordate “rivali” Bonterre e Pini, che vogliono entrambe acquisirlo. Con un decreto del 13 ottobre, reso noto ieri, la terza sezione civile della Corte d’Appello di Bologna ha dichiarato l’incompetenza del Tribunale di Reggio Emilia sulla procedura di concordato del gruppo Ferrarini, e ne ha ordinato il trasferimento, con tutti gli atti, al Tribunale di Bologna in quanto sede distrettuale della sezione specializzata in materia di imprese.

Con tale decisione la Corte d’appello (presidente Anna De Cristofaro, relatore Michele Guernelli), ha fatto valere l’articolo 27 del decreto legislativo 14 del 2019 (Codice delle crisi e dell’insolvenza delle imprese) che stabilisce come, nella materia, per i gruppi di grandi dimensioni o in amministrazione straordinaria la competenza sia dei Tribunali sede delle sezioni specializzate distrettuali in materia d’imprese (in questo caso, appunto, Bologna).

Il decreto, di 13 pagine, si esprime nello specifico sul ricorso di Banca Intesa e Unicredit che, insieme ad altri attori facenti capo a Bonterre, avevano invocato la revoca di due decreti del 6 maggio scorso emessi dal tribunale di Reggio. Con il primo era stata dichiarata improcedibile la prima proposta concordataria avanzata da Pini. Il secondo decreto, pero’, aveva autorizzato il colosso della bresaola e della macellazione dei suini a livello europeo a presentare un nuovo piano industriale, fissandone obblighi e termini.

A proposito del primo reclamo, la Corte d’Appello ha respinto il ricorso Intesa-Unicredit, affermando che con la revoca della prima procedura di concordato e l’attivazione della seconda, non vi era stato “abuso della procedura”, e nemmeno la volonta’ di impedire l’intervento di una cordata concorrente. I giudici felsinei hanno invece dichiarato fondato il secondo reclamo, relativo proprio all’incompetenza del Tribunale di Reggio Emilia.

Sullo sfondo della vicenda c’e’ poi la denuncia presentata alla commissione Ue contro la cordata Pini, a causa della partecipazione di Amco (societa’ finanziaria del ministero del Tesoro) la cui presenza costituirebbe, secondo i denuncianti, un aiuto di Stato vietato dalla legislazione europea. A cio’ si aggiungono infine i guai giudiziari che incombono sui vertici Pini in Ungheria, dove sono stati spiccati dei mandati di arresto (fonte Dire).