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“Fermare il contagio”, il governo pensa a nuovi provvedimenti

Ricciardi lancia l'allarme: "Il tracciamento dei contagi non sta funzionando". Arcuri contro le regioni: "Non hanno attivato 1.600 intensive". Anestetisti: "Si rischia saturazione posti Covid"

REGGIO EMILIA – L’incremento dei contagi preoccupa, e si ipotizzano nuovi interventi. Un vertice per decidere ‘senza indugio’ nuove misure nazionali per contenere il contagio, d’intesa con le Regioni. La richiesta al premier Conte è arrivata dal capodelegazione Pd al governo Franceschini.

“Spero che nessuno pensi di richiudere tutto quanto, perché sarebbe un disastro economico, culturale e sociale, dice Salvini, che invita alla cautela e all’attenzione. Speranza precisa: “Nessuna decisione è stata assunta in questo momento. Leggo un’abbondanza di indiscrezioni, ma noi siamo qui e analizziamo tutti i dati, ci confrontiamo con le Regioni”.

Allarme di Ricciardi sul tracciamento
“Le asl non sono più in grado di tracciare i contagi, la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi”. Ricciardi indica alcuni punti su cui si riflette: chiusure mirate nelle regioni dove l’indice di contagio è superiore a 1, per punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi non essenziali, mentre lo smart working dovrebbe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Arcuri accusa le Regioni: “Prima del Covid le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma dovevamo averne altre 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive”.

Allarme anestetisti
In dieci Regioni la tenuta delle terapie intensive è particolarmente a rischio, si è vicini alla soglia massima fissata dal ministero della Salute del 30% di posti dedicati a malati Covid occupati. Ma è allerta in tutte le Regioni: “Si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà”. Il quadro arriva dal presidente nazionale degli anestesisti, Alessandro Vergallo, che parla di un ritorno della pressione, con la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica.