E’ morto Germano Nicolini, il comandante Diavolo

E' stato uno dei protagonisti della Resistenza in Emilia. Avrebbe compiuto 101 anni il prossimo novembre

REGGIO EMILIA – E’ morto il comandante Diavolo Germano Nicolini, uno dei protagonisti della Resistenza in Emilia. Si è spento sabato sera nella sua casa di Correggio: avrebbe compiuto 101 anni il prossimo novembre.

Nicolini divenne sindaco di Correggio dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1947 venne accusato ingiustamente dell’omicidio di Umberto Pessina e fu condannato a 22 anni di carcere, ma ne scontò solo 10 grazie a un indulto: fu scagionato in modo definitivo solamente nel 1994.

In quell’anno emerse chi era il vero assassino: William Gaiti (oggi morto) il quale confessò dopo che la lettera al Resto del Carlino ‘Chi sa parli’ del compianto comandante partigiano ed ex deputato Otello Montanari aprì uno squarcio sul cosiddetto ‘triangolo della morte’, dove numerosi uomini di chiesa vennero uccisi da partigiani comunisti. Così Diavolo e altri due partigiani, Antonio Prodi, detto Negus, ed Ello Ferretti, Fanfulla, furono scagionati e infine assolti nel processo di revisione celebrato a Perugia.

Il soprannome Diavolo gli derivò da una fuga rocambolesca dai tedeschi che poi lui raccontò così: “Ero in bicicletta, disarmato, in una zona che credevo sicura. I tedeschi sbucarono da un argine. Mi buttai giù e corsi zigzagando tra gli alberi, mentre quelli sparavano all’impazzata. Da una finestra due sorelle, nostre staffette, esclamarono: “L’è propria al dievel””.

Nel novembre 2000 l’allora ministro per le politiche comunitarie Gianni Francesco Mattioli chiese pubblicamente perdono a Nicolini per l’operato del padre, Pietro, pubblico ministero al processo di Perugia del 1947. In un’intervista affermò: “Si voleva far condannare Nicolini che essendo cattolico e comunista, non piaceva alla gerarchia cattolica né ai vertici comunisti. Credo che mio padre se fosse stato vivo quando si appresero le manomissioni del materiale inquisitorio, avrebbe sofferto grandemente. Aveva molto rispetto per Germano Nicolini, al contrario della corte”.

Mattioli ricordò che all’epoca monsignor Socche si era presentato due volte a casa loro per chiedere al padre la condanna di Nicolini. Anche l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga il giorno dopo la confessione di Gaiti telefonò personalmente a Nicolini chiedendo scusa a nome dello Stato Italiano.

La storia di Germano Nicolini è stata ripresa più volte in ambito musicale. Il Consorzio Suonatori Indipendenti lo cita in Linea Gotica, canzone presente nell’album omonimo e nella quale viene nominato anche un altro personaggio simbolo della lotta antifascista, Giuseppe Dossetti. I Modena City Ramblers gli hanno dedicato la canzone Al Dievel, che compare in una prima versione nell’album “La grande famiglia” e in una seconda versione modificata, contenuta nell’album Appunti partigiani, in cui interviene come voce narrante lo stesso Nicolini, che corregge una frase non veritieria presente nella canzone originale.

Nicolini compare inoltre nel documentario Partigiani (1997) di Davide Ferrario e Guido Chiesa, dove sono state raccolte le testimonianze sulla guerra partigiana. La vicenda giudiziaria di Germano Nicolini viene raccontata da Davide Ferrario e Daniele Vicari nel documentario Comunisti del 1998. Sempre alla vicenda della morte di Umberto Pessina è stata dedicata, all’epoca della riapertura del caso giudiziario, una puntata della trasmissione televisiva Telefono giallo di Corrado Augias.

Negli ultimi anni Nicolini si è dedicato ad incontrare giovani provenienti da diverse regioni italiane sia in eventi organizzati in ambito scolastico o associativo, sia ricevendoli al proprio domicilio. I temi principalmente affrontati sono la Resistenza, la sua storia e i suoi valori, la Costituzione italiana e la difesa dei suoi principi fondanti, i valori etici e sociali delle comunità aperte, il ruolo fondamentale della politica e dei partiti nella convivenza civile e democratica.