Coronavirus, il Dpcm fa chiudere 3.549 imprese a Reggio Emilia

L'appello di Confartigianato al governo: "Assicuri presto gli indennizzi, senza i rallentamenti burocratici del passato"

REGGIO EMILIA – A Reggio Emilia e provincia sono 3.459 (il 7,2% del totale delle imprese provinciali) le attivita’ interessate dal nuovo Dpcm entrato in vigore da oggi che, secondo Confartigianato, “penalizza duramente” ristoranti e bar, palestre e centri sportivi e cinema e teatri. Ben 2.643, puntualizza l’associazione, sono attivita’ di ristorazione, (mense, bar, gelaterie e pasticcerie), mentre 168 sono di alloggio (alberghi, affittacamere, bed and breakfast, campeggi).

Significativo il numero anche delle attivita’ sportive e divertimento (473) e di quelle ricreative, artistiche e di intrattenimento (135 in totale in provincia), mentre 13 sono i cinema e 27 le attivita’ legate al gioco e alle scommesse. “La difesa della salute e della tenuta del sistema sanitario sono naturalmente una priorita’. Detto questo, le misure adottate dal Governo sono ingiuste nei confronti di chi in questi mesi ha investito importanti risorse economiche per assicurare il rispetto delle procedure di sicurezza”, attaccano il presidente di Confartigianato Gilberto Luppi e il segretario Carlo Alberto Rossi.

“Questo Dpcm – prosegue Luppi – e’ fortemente penalizzante per le categorie gia’ duramente colpite dal primo lockdown. Il Governo doveva ascoltare il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, che chiedeva la chiusura delle serrande alle 23 per i locali pubblici e, per tutte le atre strutture, l’adozione di decisioni prese sulla base dei dati epidemiologici”.

Inoltre, “in questi mesi si dovevano organizzare ed eseguire controlli capillari e un maggiore e piu’ serio presidio del territorio per fermare tutte quelle situazioni non in regola o a rischio, lasciando operare le attivita’ in grado di garantire sicurezza nel rispetto dei protocolli”. Pertanto ora “Confartigianato si appella al ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, affinche’ il Governo mantenga fede all’annuncio di indennizzo delle categorie penalizzate, nei tempi rapidi promessi dallo stesso ministro entro meta’ novembre, senza i rallentamenti burocratici che hanno contraddistinto le misure dei mesi scorsi”.