Carcere, i sindacati degli agenti: “Mandate via il comandante” foto

Denuncia di otto sigle: "Organizzazione lavoro e clima insostenibili"

REGGIO EMILIA – Il comandante commissario del carcere di Reggio Emilia, Rosa Cucca, va sostituito. L’appello contro la dirigente, in carica da circa da due anni, lo rivolgono al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, tutte le otto organizzazioni sindacali reggiane degli agenti: Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Fns Cisl, Cnpp e Cgil.

La misura si rende necessaria per “recuperare un clima lavorativo fortemente compromesso”, a causa soprattutto di “un’organizzazione del lavoro che determina un altissimo stress da lavoro correlato”, spiegano i sindacati. Che, nel presidio organizzato questa mattina davanti ai cancelli della casa circondariale di via Settembrini, presentano in un documento le criticita’ da risolvere nella struttura, giudicate ormai non piu’ rinviabili.

In cima alla lista delle priorita’ c’e’ la revisione della pianta organica della Polizia penitenziaria a cui mancano oggi 50 agenti (10 hanno cessato a vario titolo il servizio nel solo mese di gennaio). Gli effettivi previsti dovrebbero infatti essere 240 mentre gli uomini impiegati nel carcere sono oggi 190. Un dato che, affiancato a quello del sovraffollamento dei detenuti (oggi oltre 400 a fronte del limite di 259) rende la situazione insosetnibile. Al ministro Bonafede, che nella risposta ad una delle ultime interrogazioni a lui rivolte ha affermato che l’organico era “sovradimensionato”, i sindacati replicano che “la pianta organica a cui il ministro si riferisce risale al 2017 e va aggiornata”.

Va inoltre considerato, continuano i rappresentanti dei lavoratori, “che dopo la chiusura dell’Ospedale psichiatrico giudiziario il numero degli agenti e’ rimasto lo stesso, ma sono aumentate le sezioni da gestire, con tipologie molto variegate e spesso problematiche di detenuti”. Avviene cosi’ che “un operatore debba gestire anche 50 ristretti alla volta” o che “un sovrintendente (posizione di responsabilita’) non possa attendere alle sue mansioni dovendosi occupare di altri compiti”.

Mancano poi inoltre una serie di figure essenziali per l’assistenza ai detenuti con particolari esigenze: operatori giuridico pedagogici e sanitari per le valutazioni psichiatriche e di riabilitazione. Che la situazione sia esplosiva, lo testimoniano anche i numeri del primo semestre 2020 relativi agli episodi critici: 76 gesti di autolesionismo da parte dei detenuti, 16 tentativi di suicidio e 100 aggressioni (agli agenti o tra di loro). Le conseguenze sono pesanti anche per i lavoratori. I sindacati denunciano turni di servizio “estenuanti”, mancati riposi settimanali, compressione dei diritti sulle ferie e “prestazioni di lavoro straordinarie gia’ programmate”.

In piu’, “nonostante l’abnegazione che hanno dimostrato lavorando anche nel periodo dell’emergenza covid a molti lavoratori e’ stata abbassata la valutazione annuale dell’attivita’ svolta”.