Sanità, a Reggio ci sono 500 “eroi”: ma con un salario da serie B foto

E' la situazione dei 500 operatori della sanita' privata reggiana, denunciata dalle sigle della Funzione pubblica di Cgil e Cisl di Reggio Emilia, in vista dello sciopero nazionale indetto per mercoledi' dai sindacati confederali nazionali

REGGIO EMILIA – Lavoratori uguali agli altri quando combattevano il covid in prima linea, ma “di serie B” quanto a salario e diritti, non riconosciuti dopo la fase piu’ acuta dell’emergenza. E’ la situazione dei 500 operatori della sanita’ privata reggiana, denunciata dalle sigle della Funzione pubblica di Cgil e Cisl di Reggio Emilia, in vista dello sciopero nazionale indetto per mercoledi’ dai sindacati confederali nazionali.

Una manifestazione che in Emilia-Romagna si svolge con un presidio (dalle 10) a Bologna davanti sede di Confindustria, a cui appartengono le organizzazioni delle strutture private Aiop e Aris. Allo sciopero, oltre a Cgil, Cisl e Uil aderiscono anche i lavoratori interinali, la cui presenza precaria nei reparti delle cliniche e’ sempre piu’ alta e le tutele sempre piu’ basse.

La protesta monta contro “lo schiaffo” dato ai professionisti della sanita’ privata – infermieri, oss fisioterapisti e anestesisti – dalla mancata ratifica dell’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale, a cui si era arrivati dopo tre anni di trattativa il 10 giugno scorso. Dopo il via libera dei lavoratori in assemblea pero’, quello che doveva essere un passaggio formale per aggiornare un contratto scaduto da 14 anni, e’ stato annullato da Aiop e Aris, che il 31 luglio si sono rifiutate di suggellare l’accordo.

Un fatto grave, sottolineano Carolina Cagossi (Fp-Cgil Reggio Emilia) e Cristian Villani (Funzione pubblica Cisl Emilia centrale) perche’ “si sarebbero sostanzialmente parificate le condizioni dei lavoratori privati a quelle dei loro colleghi che operano nel pubblico, il cui contratto e’ stato rinnovato nel 2018”. Ma anche “inedito” in quanto “e’ forse la prima volta che a una pre-intesa non sia seguita dopo pochi giorni la ratifica degli impegni presi”, spiegano i sindacalisti.

Nello specifico le rivendicazioni sindacali riguardano un aumento di stipendio di circa 100 euro al mese e una corposa parte “normativa” che comprende per esempio le ore di riposo tra un turno e l’altro: 11 quelle previste dal contratto nazionale, sette quelle oggi applicate al personale. Nella realta’ locale di Reggio la situazione e’ pero’ diversificata e ci sono anche esempi virtuosi. Due delle cinque strutture coinvolte nella vertenza, l’Hospice di Montericco e il centro medico “Spallazani”, infatti, si sono gia’ impegnate da tempo a riconoscere aumenti economici ai dipendenti, mentre nelle altre tre (Salus Hospital del Gruppo Villa Maria, la casa di riposo Millefiori partecipata del Comune di Novellara e Villa Verde) rimane lo stallo.

“E’ da notare – sottolineano Cagossi e Villani – che queste due strutture che concedono aumenti salariali non sono accreditate col servizio pubblico nazionale e non si capisce come mai le altre, che pure riceveranno risorse aggiuntive dall’accreditamento non le redistribuiscano ai lavoratori”. Il rinnovo del contratto, ribadiscono i sindacati, riguarda anche la tenuta dei servizi: “Molte strutture si reggono ormai solo sui precari perche’ molti lavoratori hanno cercato opportunita’ migliori”. Cgil e Cisl di Reggio, auspicando quindi un “ripensamento” di Aiop e Aris, invitano i medici a partita Iva, a solidarizzare con lo sciopero “riducendo in quella giornata la loro presenza nei reparti”.