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La “Lettera scarlatta” della Perlini e la doppia morale della Lega

Il capogruppo Melato si scandalizza perché l'esponente Pd scrive su Tinder: "Il partito non mi fa scopare". Ma non aveva nulla da dire quando il suo candidato sindaco, Roberto Salati, raccontava delle sue avventure ai matrimoni

REGGIO EMILIA – “Il partito non mi fa scopare”. Un post ironico del 23 agosto di Francesca Perlini, appena nominata dal sindaco Vecchi nel Cda di Mondinsieme, suscita la reazione di Matteo Melato, capogruppo della Lega in consiglio comunale, che scrive, sempre sul social network: “Il sindaco Vecchi ha nominato nelle partecipate persone con livello alto di presentabilità e credibilità. Forse ora con questa carica ci saranno più possibilità su Tinder”.

La battuta di Melato è relativa, appunto, al post della Perlini che riferisce come sull’app per incontri Tinder stava chattando con uno che lei definisce “carino” che, a un certo punto, le ha chiesto se votava Pd. Lei è stata sincera e lui ha smesso di chattare. Da lì la battuta della Perlini che, poi, piccata per il commento di Melato, posta una foto su Instagram in cui si cuce la lettera scarlatta A sulla maglietta e si lascia andare a una lunga filippica femminista contro il capogruppo leghista.

La “Lettera Scarlatta”, per chi non lo sapesse, è un romanzo di metà Ottocento di Nathaniel Hawthorne, ambientato nel ‘600 a Boston, in cui la protagonista, Hester Prynne, ha un figlio da una relazione adulterina. Il romanzo inizia con lei che esce di prigione con il bambino in braccio vestendo la lettera scarlatta A che, appunto, sta per Adultery.

Tornando alla Perlini, dice a Melato: “Oggi mi tocca difendermi da un ridicolo attacco sessista rivoltomi dal consigliere Melato. Che ritiene che una donna single di 41 anni, laureata che parla 5 lingue, impegnata nell’associazionismo e nel volontariato da tutta la vita non sia adeguata al ruolo a cui è stata nominata. Anzi a nessun ruolo. Perché?
Perché sono su un’app di incontri. Cosa che ho dichiarato io tra l’altro, non c’è stato nessuno scoop. Oppure forse il consigliere Melato avrebbe preferito che facessi la donna emancipata “a casa mia” praticando la rinomata arte dei vizi privati e pubbliche virtù. Personalmente io credo molto al valore politico dei coming out ed è inaccettabile che una donna nel 2020 venga intimidita e bullizzata perché non si vergogna di avere dei desideri. Sì, consigliere Melato.  Io desidero. Noi donne desideriamo. E la lettera scarlatta che vuoi farmi portare addosso te la rispedisco al mittente”.

Si attende la replica del capogruppo Melato. Il terreno è scivoloso per lui perché, nelle ultime amministrative, la Lega ha candidato come sindaco l’ex fotografo Roberto Salati (che attualmente siede in consiglio comunale) che, in passato, aveva fama di rubacuori e in un’intervista al nostro giornale, prima delle elezioni, dichiarò candidamente che quando faceva le foto ai matrimoni dopo si divertiva perché c’era sempre qualche ragazza che aveva bevuto un bicchiere di troppo. Niente di male, per carità. Ma, a questo punto riteniamo che sia un po’ ipocrita fare la morale alla Perlini per un post scherzoso su Facebook quando non si è avuto nulla da dire sulla battuta boccaccesca di Salati.

In sostanza la credibilità politica di Salati, a nostro parere, non può e non deve dipendere da una battuta un po’ piccante rilasciata a un cronista, così come quella della Perlini non può essere giudicata da un suo post ironico su Facebook. A meno di non voler pensare che Melato creda sia concesso agli uomini quello che, invece, non è concesso alle donne. Ovvero lasciarsi andare, ogni tanto, a commenti un po’ piccanti a sfondo sessuale senza, per questo, doverne poi rispondere politicamente.

Paolo Pergolizzi