Giornalisti, minacce a Ungaro: la Fnsi parte civile nel processo

Licenziato dal Comune di Brescello (sciolto per mafia nel 2016), al cronista reggiano finito nel mirino della 'ndrangheta Fnsi e Aser vogliono assicurare ora una 'scorta mediatica'

REGGIO EMILIA – Oggi e’ un autista di Tper. Guida gli autobus Donato Ungaro, il giornalista reggiano finito del mirino della ‘ndrangheta, come ha confermato il collaboratore di giustizia, Vincenzo Marino, il 24 luglio scorso, in un’udienza alla Corte d’appello di Bologna del processo Aemilia. Ma anche da quell’impiego nei giorni scorsi si e’ autosospeso.

“Sono in aspettativa senza stipendio. Mi e’ stato fatto capire che il rancore non finisce e io non voglio far rischiare la vita ai miei passeggeri”, spiega nel corso della conferenza stampa convocata dal sindacato dei giornalisti dell’Emilia-Romagna e dalla Fnsi per tenere accesi i riflettori sulla vicenda del cronista. “L’Fnsi si costituira’ parte civile al processo”, annuncia il presidente Giuseppe Giulietti, che ieri con Ungaro ha consegnato al viceministro degli Interni, Matteo Mauri, tutta la documentazione sul caso del giornalista reggiano.

“Non puo’ essere una vicenda relegata a livello regionale”, scandisce Giulietti, che punta ad articolare anche a livello territoriale l’Osservatorio sui giornalisti minacciati, chiedendo alle autorita’ giudiziarie locali cosa intendano fare rispetto alle minacce ricevute da Ungaro. Del resto, in aula il pentito Marino ha confermato che il giornalista finito nel mirino delle cosche e’ proprio l’ex collaboratore della Gazzetta.

“A Reggio Emilia si doveva sistemare un assessore comunale per un piano regolatore e un giornalista che dava fastidio, il dottore Ungaro. Stava cominciando a toccare i soldi”, ha confermato Marino, riferendo circostanze che risalgono al 2004. Licenziato dal Comune di Brescello (sciolto per mafia nel 2016), al cronista Fnsi e Aser vogliono assicurare ora una ‘scorta mediatica’.

“Non ci possono essere ragionamenti del tipo ‘se l’e’ cercata’. Bisogna mantenere l’attenzione e fare in modo che tutti i colleghi continuino a occuparsi di queste vicende, non lasciando i giornalisti ‘gia’ segnati’ soli a occuparsi di questi temi”, dice Giovanni Rossi, presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna. “Io non mi occupavo di ‘ndrangheta. Il mio tema erano le ‘birichinate’ degli imprenditori locali e la politica. Perche’ se scrivevo di questi temi, salta fuori che la ‘ndrangheta mi vuole ammazzare? Chiedo alla magistratura di fare luce su questi contatti. Un giornalista che viene isolato e’ un obiettivo”, aggiunge Ungaro, che all’epoca aveva scritto una serie di articoli sulle escavazioni abusive nel Po e su altri progetti dell’impenditoria locale.

“Non sono sotto tiro i giornalisti che omettono, quelli che si travestono da macchiette, ma quelli che indagano le zone oscure”, sottolinea Giulietti, ricordando i dati diffusi ieri dall’osservatorio: 83 episodi di minacce a giornalisti nei primi sei mesi dell’anno, quanti quelli registrati in un tutto il 2019. “Vieni attaccato per i temi che tratti”, non per una presunta appartenza o vicinanza politica, avverte il numero uno dell’Fnsi.

“Chiunque puo’ finire nel mirino”, avverte Giulietti, che aggiunge: “Non tollerero’ piu’ e denuncero’ i colleghi che sparano alle spalle dei giornalisti sotto scorta. E’ barbaro muoversi solo in base alla vicinanza politica o sindacale”. Quanto alla vicenda Ungaro, conclude: “Non basta dire ‘Donato’ ti voglio bene. Bisogna riprendere le inchieste di chi viene minacciato, bisogna tornare sul luogo dove l’inchiesta ha prodotto la minaccia” (fonte Dire).