Ferrarini, la cordata Intesa-Unicredit-Coop va al contrattacco

Le critiche alla proposta della famiglia Pini e della società Amco S.p.A: "Mancanza di pagamenti immediati o nel breve del passivo concordatario e nessuna certezza sulla continuità produttiva ed industriale in Italia"

REGGIO EMILIA – Il gruppo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani non getta la spugna sulla partita Ferrarini e conferma la sua proposta di acquisizione del “gioellino” emiliano dei salumi, presentata insieme a Opas e Hp con il sostegno di Intesa Sanpaolo e Unicredit. A fronte della proposta di concordato preventivo presentata lunedi’ dall’azienda di Reggio Emilia, che ha eletto come partner finanziari per uscire dai debiti il gruppo della bresaola Pini e la societa’ pubblica Amco, controllata dal Mef, la cordata del mondo cooperativo conferma infatti l’impegno “a mantenere l’offerta presentata e, nel caso, ad arricchirne ancor piu’ i contenuti”.

Questo anche, sottolinenano Bonterre e gli altri, “per corrispondere all’apprezzamento di tutte le piu’ importanti associazioni territoriali e nazionali che hanno pubblicamente sostenuto l’offerta”. A seguire viene ribadita la disponibilita’ a trasferire a Ferrarini, che ha circa 300 milioni di debiti, liquidita’ per 50 milioni per soddisfare i creditori, e si elencano i potenziali vantaggi per il gruppo di Reggio. Nello specifico “la costruzione di un processo di filiera tutto italiano, dall’allevatore al consumatore”, la “fruibilita’ certa e immediata da parte di tutte le maestranze dei vicini impianti e stabilimenti del Gruppo Bonterre e di Opas” e infine, in caso di chiusura (come annuniciato) dello stabilimento di Rivaltella, la garanzia degli attuali livelli occupazionali.

Diverse invece le lacune evidenziate da Bonterre nell’offerta dei “rivali”, a cominciare dalla “mancanza di pagamenti immediati o nel breve del passivo concordatario, con lo spostamento del soddisfo dal terzo anno di piano industriale in poi, con tutti i rischi connessi al pagamento attraverso le risorse della continuita’ aziendale, non garantite”. Inoltre “non c’e’ nessuna certezza sulla continuita’ produttiva ed industriale in Italia, mancando in capo alla famiglia Pini l’expertise nel settore dei salumi di carne suina e nella commercializzazione sui mercati internazionali del food ‘made in Italy’. Infine, manca “la presentazione di un progetto dettagliato o anche di semplice fattibilita’ del nuovo stabilimento, con forte pericolo di delocalizzazione negli stabilimenti spagnoli della famiglia Pini”.

Rispedita al mittente, cioe’ a Ferrarini, anche l’affermazione secondo cui la percentuale di soddisfazione dei creditori (33%) che il piano con Amco e Pini dovrebbe realizzare, renderebbe vana la presentazione di proposte concorrenti. Una presa di posizione “unilaterale- viene commentato- che non risponde alle rigorose verifiche di carattere giuridico ed economico cui e’ e dovra’ essere sottoposta la proposta principale”. Dichiarazioni anzi, rincara Bonterre, “unicamente tese ad ostacolare l’instaurarsi della leale procedura competitiva prevista dalla legge”. La cordata chiude tendendo la mano alle organizzazioni sindacali, a cui conferma la disponibilita’ di incontri per approfondire la sua proposta e le conseguenti prospettive “dal punto di vista industriale e occupazionale”.