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Eboli: “Le indagini sul viaggio a Cutro di Delrio si possono riprendere in qualsiasi momento”

Il portavoce di Fratelli d'Italia: "Sarebbe quindi utile sapere da chi restò presso la Procura di Bologna, ossia l'attuale capo della Procura di Reggio Emilia Marco Mescolini, se le indagini andarono avanti o per quali motivi non proseguirono"

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REGGIO EMILIAL’ex capo della Procura di Bologna, dal 2009 a luglio 2015, Roberto Alfonso, ha dichiarato in una intervista al Riformista che: “sulla visita dell’ex sindaco di Reggio Emilia a Cutro dissi ai miei collaboratori che bisognava approfondire e aggiunge, con il materiale raccolto c’è da lavorare per dieci anni”. Lui lasciò la Procura di Bologna nel 2015 e pur non avendo più seguito le indagini, aggiunge “comunque si è sempre in tempo per andare avanti, l’indagine può durare tanti anni”.

Sarebbe quindi utile sapere da chi restò presso la Procura di Bologna, ossia l’attuale capo della Procura di Reggio Emilia Marco Mescolini, se le indagini andarono avanti o per quali motivi non proseguirono. Il giudice Alfonso, che creò e coordinò l’indagine su Aemilia, sfociata nel processo, dice anche che il giudice Mescolini fu voluto da lui nel gruppo di lavoro e che non aveva mai diretto (lo fece Alfonso) le indagini e coordinato l’attività dei diversi organi di polizia giudiziaria.

Il Consiglio superiore della Magistratura, nelle motivazioni per la nomina del dottor Mescolini a capo della Procura di Reggio Emilia, dice il contrario, oltre a considerare nota di merito aver collaborato con il sottosegretario Pinza nel secondo Governo Prodi. Particolare, quest’ultimo, strabiliante – perché sottolinea come aver avuto un ruolo di collaborazione con un governo di centrosinistra sia considerato titolo per accedere a cariche apicali in magistratura, con buona pace dell’indipendenza dei giudici dalla politica.

D’altronde sarebbero gravissimi i fatti che si presume avvenuti all’hotel Champagne – ove Palamara, con i deputati PD Lotti e Ferri, in compagnia, di altri magistrati, tra i quali il Reggiano Gianluigi Morini, avrebbero pianificato le nomine ai vertici delle Procure. Il giudice Alfonso ha dichiarato anche che arrivato a Bologna trovò una situazione alla Dda da riorganizzare. Ogni episodio delittuoso, afferma il magistrato, veniva trattato singolarmente, mancava una visione d’insieme e non venivano effettuati approfondimenti, oltre ad inviare alla Procura di Catanzaro i fascicoli perché si pensava, erroneamente, che i cutresi residenti nel Reggiano non avessero autonomia decisionale, mentre l’avevano.

Faccio notare che parliamo del 2009. Da giovane consigliere missino denunciai con prese di posizione pubbliche l’attentato al Bar Bettolino negli anni ’90. Vi fu poi l’assassinio Vasapollo. Sin da allora lanciati, inascoltato, l’allarme sulle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio. D’altronde, pochi anni fa, l’allora Presidente della Provincia PD, Sonia Masini, in un incontro pubblico sul tema dell’ndrangheta parlò della realtà reggiana come “sana”, con gli anticorpi per difendersi da organizzazioni malavitose.

I fatti l’hanno puntualmente smentita. Tutto ciò per dire che la sinistra, al governo della nostra città da 75 anni, ha sposato l’icona del processo Aemilia, ma di fatto ha ignorato, sin dagli anni ’90, le grida di allarme della Destra. Ciò, a mio parere, ha una motivazione politica nel fatto che per anni la sinistra, parlando del nostro territorio comunale e regionale, la dipingeva come “isola felice”. La sinistra non ha alcun titolo morale e politico per vantarsi, ha invece tutte le responsabilità per non aver voluto vedere ciò che era sotto gli occhi di tutti.

Portavoce Fratelli d’Italia Comune di Reggio Emilia
Marco Eboli

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