D’Alema fustiga i partiti: “Non sono più in grado di formare classe dirigente”

L'ex premier alla festa di Onda Rossa a Campagnola: "La politica è stata occupata da una piccola borghesia rampante che ne fa un'occasione di promozione sociale"

CAMPAGNOLA (Reggio Emilia) – “La democrazia, senza corpi intermedi, è come un corpo umano senza struttura ossea: si affloscia. Io penso che tornerà la necessità della politica. La democrazia non si può fare senza i partiti. Per ora il Pd non sembra in grado di risolvere questo problema perché è schiacciato dalle responsabilità di governo. Bisogna continuare ad insistere”.

Lo ha detto l’ex premier Massimo D’Alema a Onda Rossa, la festa provinciale di Articolo Uno Reggio Emilia, che si conclude oggi a Campagnola. Il primo e unico esponente del Partito Comunista Italiano (allora già disciolto) a ricoprire tale carica, intervistato da Lanfranco De Franco, ha fustigato le modalità di scelta della classe dirigente attuale da parte dei partiti.

“I partiti non sono più in grado di formare classe dirigente”
Ha detto: “Non siamo più in grado di formare classe dirigente. Dicono che la gente non ha più voglia delle ideologie, ma poi arriva il movimento delle Sardine, che è pura ideologia, e riempiono le piazze. L’alternativa all’uomo forte sono i partiti forti. Riapriamo le sezioni. Nel nostro Paese molti si rendono conto che l’antipolitica ha prodotto danni seri. Noi oggi misuriamo quello che è stato il processo di decadenza della classe politica del Paese, con tutto il rispetto per chi c’è oggi, che va aiutato nella misura in cui è disposto a farsi aiutare. Quando io ero presidente del Consiglio (dal 21 ottobre 1998 al 26 aprile 2000) c’erano come ministri Ciampi, Amato, Dini, che era stato segretario del fondo monetario internazionale, Micheli, che era stato direttore generale dell’Iri, Bersani, Mattarella. Il governo era composto dalla classe dirigente del Paese. Oggi, con tutto il rispetto, non hai questa percezione”.

“Non è vero che uno è uguale a uno: sono tutte scemenze”
Ha aggiunto D’Alema: “Si avverte nel Paese che l’ordine di grandezza è cambiato e siccome non è vero che uno è uguale a uno, perché queste sono tutte scemenze pericolosissime, quando non hai classe dirigente di eccellenza paghi un prezzo altissimo nelle relazioni internazionali. Sono scelte operate dai cittadini italiani e, come tali, vanno rispettate anche se i cittadini non sempre si assumono la responsabilità delle conseguenze di ciò che fanno”.

“La politica è stata occupata da una piccola borghesia rampante che ne fa un’occasione di promozione sociale”
E spiega come avveniva la selezione della classe dirigente un tempo scagliandosi contro la modalità delle primarie: “La selezione prima avveniva attraverso i partiti politici, ma questo sistema è stato bombardato, è stato fatto oggetto di una campagna distruttiva che è durata vent’anni in cui anche il potere economico ha lavorato molto per distruggere la politica, mentre il sistema dell’informazione è stato il braccio secolare di questa opera distruttiva. E’ stato teorizzato che bisognava fare un partito non più ideologico, leggero: teorie rispettabilissime, ma sbagliate. I partiti devono essere ideologici e avere una visione del mondo. Bisogna condividere lo stesso progetto e la stessa visione del mondo, oppure non si sta insieme. Abbiamo distrutto i meccanismi di selezione della classe dirigente pensando che si devono fare le primarie. E’ sbagliato, perché questo processo ha portato a un impoverimento. I partiti, formando classe dirigente, consentivano a una parte del popolo di diventarlo. Quando metti questi meccanismi di autopromozione, come le primarie, la politica diventa l’attività a cui si indirizza un solo pezzo della società civile e viene occupata da una piccola borghesia rampante che ne fa un’occasione di promozione sociale”.

“I partiti non portano più gli operai in Parlamento”
Il risultato, secondo D’Alema, è che “la grande borghesia non indirizza i figli alla politica e il proletariato nemmeno, perché l’operaio non è in condizione di partecipare alle primarie. Volevamo eliminare i partiti per fare sì che fosse la società civile ad invadere la politica e, invece, è avvenuto il contrario: ovvero una riduzione della rappresentanza sociale, perché, mentre i partiti un tempo portavano gli operai in Parlamento, nel momento in cui c’è stata la autopromozione della società civile è finita. Le elite si sono ritirate dalla politica e ora c’è una piccola borghesia rampante che occupa gli spazi politici”.

“Bisogna ricostruire un grande partito, ideologico, a sinistra”
Alla domanda come uscire da questa situazione, risponde: “Non è facile, ma la nuova generazione deve ricostruire una forza organizzata. La destra è stata meno infettata da questa idea che la politica deve essere post ideologica ed è rimasta più idoleogica di noi. Noi abbiamo disarmato ed è stato un disarmo unilaterale. Dobbiamo tornare ad armarci di una visione del mondo, di una ideologia di uguaglianza. Una sinistra moderna deve assumere pienamente il tema del rapporto fra natura e sviluppo che sono le due questioni irrisolte del capitalismo oggi. Ci vuole una forza che abbia una visione fortemente ideologica e militante. Bisogna ricostruire un grande partito a sinistra. Il disegno post ideologico del Pd è fallito. Siamo riusciti a costruire solo una prospettiva minoritaria. Apriamo a una grande costituente per costruire un nuovo partito della sinistra. Questo bisogno di politica torna ad esserci nella società”.

“Nel Pci, con le primarie, Berlinguer non sarebbe mai diventato segretario”
E aggiunge: “Nel Pci, addirittura, si teorizzava che il dirigente doveva arrivare al vertice senza essere guastato dal fatto di dovere cercare il consenso. Venivano selezionati quelli che erano meno alla ricerca del consenso. Quando nel Pci sorse il problema di succedere a Longo, se allora ci fosse stato il Pd, avrebbe fatto primarie fra Amendola e Ingrao, ma un gruppo di dirigenti illuminato scelse uno segretario timido e spigoloso, che era Berlinguer, che si rivelò un grande leader. Il popolo non lo avrebbe mai scelto, ma diventò il leader politico più popolare della storia di Italia”.

“Nella chiesa cattolica non si fanno le primarie: si scelgono i migliori”
Conclude D’Alema: “I partiti non possono prescindere da questi meccanismi. Nella chiesa cattolica non si fanno le primarie: si scelgono i migliori. C’è un confine fra la democrazia e il populismo ed è che la democrazia è un sistema in cui la volontà popolare è frutto di un sistema in cui, alla base, c’è la formazione da parte dei partiti della classe dirigente. Quando la volontà popolare si esprime al di fuori di questo processo di formazione può produrre guasti enormi. Il popolo scelse Barabba: è per questo sono nate le organizzazioni come i partiti che hanno saputo guidare il popolo”.