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Coronavirus, oltre 1.900 contagi in 24 ore in Italia: record dal post lockdown

L'Iss: "Progressivo peggioramento". Rt sotto 1 a 0,95. Eta' media 41 anni. L'Oms omaggia l'Italia: posta video su Twitter. Ed avverte: "Probabili 2 milioni di morti nel mondo se non agiamo"

REGGIO EMILIA – Salgono ancora i positivi al coronavirus in Italia. Secondo i dati diffusi dal ministero della Salute, nelle ultime 24 ore è stato registrato un incremento di 1.912 casi, il massimo del post lockdown (ieri erano stati 1.786). I tamponi restano su livelli da record, oltre i 107mila. Le vittime giornaliere sono 20, in leggero calo rispetto alle 23 di ieri. Il totale dei contagiati, comprese vittime e guariti, sale così a 306.235.

“In Italia si osserva un lento e progressivo peggioramento dell’epidemia di SARS-CoV-2 da otto settimane che si riflette in un maggiore carico sui servizi sanitari. Questo andamento, sebbene rifletta un trend comune a molti paesi europei, in Italia è per ora più contenuto. Questo non deve portare a sottovalutare il rischio di una rapida ripresa epidemica dovuto ad un eccessivo rilassamento delle misure, con autorizzazione di eventi ed iniziative a rischio aggregazione in luoghi pubblici, e dei comportamenti individuali anche legati a momenti di aggregazione estemporanei”. Così il monitoraggio settimanale ministero della Salute-Iss per la settimana 14-20 settembre (aggiornato al 22 settembre).

Nel periodo 3 – 16 settembre 2020, l’Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 0,95, al di sotto di 1 nel suo valore medio per la seconda settimana consecutiva. E’ quanto emerge dal consueto monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanita’.

“Bisogna tuttavia interpretare – spiega l’Iss – con cautela l’indice di trasmissione nazionale in questo particolare momento dell’epidemia. Infatti, Rt calcolato sui casi sintomatici, pur rimanendo l’indicatore più affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilità, potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale. Pertanto, l’Rt nazionale deve essere sempre interpretato tenendo anche in considerazione il dato di incidenza. Per quanto riguarda l’eta’, mentre nelle ultime tre settimane si era osservato un incremento della età mediana dei casi notificati, questa settimana l’età mediana è stabile a 41 anni”.

“Sono stati riportati complessivamente 2.868 focolai attivi di cui 832 nuovi (la definizione adottata di focolaio prevede la individuazione di 2 o più casi positivi tra loro collegati), entrambi in aumento per la ottava settimana consecutiva (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 2397 focolai attivi di cui 698 nuovi)”. Lo riporta il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanita’ nel consueto bollettino.

“Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (102/107). Nonostante l’alto numero di focolai attivi, il 28,7% dei nuovi casi non è associato a catene di trasmissione note. La maggior parte dei focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare/familiare (76,1% di tutti i focolai attivi), con un lieve aumento dei focolai associati ad attività ricreative (6,3%) e all’ambito lavorativo (5,6%). Dieci Regioni e provincie autonome hanno riportato un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente”.

E’ quanto si legge nel bollettino dell’Iss e del ministero della salute che effettua il consueto monitoraggio per la settimana fino al 20 settembre. L’aumento non può essere attribuito unicamente ad un aumento di casi importati (da stato estero e/o da altra Regione) o ad un aumento nella attività di screening. La maggior parte dei casi segnalati (84,2%) continua ad essere contratta sul territorio nazionale, con una lieve diminuzione dei casi importati da stato estero (8% dei nuovi casi diagnosticati questa settimana contro 10,8% la settimana precedente) e anche dei casi importati da altra Regione/PA (3,3% nella settimana corrente contro 5,5% la settimana precedente). Il 27,6% dei nuovi casi diagnosticati in tutto il Paese è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 35,8% nell’ambito di attività di contact tracing. I rimanenti casi sono stati identificati in quanto sintomatici (31,4%) o non è riportata la ragione dell’accertamento diagnostico (5,2%).

Oms: probabili 2 milioni di morti se non agiamo
L’Oms evoca il rischio che si arrivi a due milioni di morti per la pandemia. “Abbiamo perso un milione di persone in nove mesi e potrebbero volerci altri nove mesi prima di avere il vaccino”, ha detto il direttore per le emergenze Michael Ryan rispondendo ad una domanda nel briefing sul coronavirus. “Siamo pronti a fare ciò che è necessario per evitare quella cifra? Il momento di agire è adesso”, ha ammonito. “Altrimenti guarderemo a quel numero, e purtroppo ad uno molto più alto”.

Omaggio dell’Oms all’Italia
“L’Italia è stato il primo Paese occidentale ad essere stato pesantemente colpito dal Covid-19. Il governo e la comunità, a tutti i livelli, hanno reagito con forza e hanno ribaltato la traiettoria dell’epidemia con una serie di misure basate sulla scienza”. Lo scrive l’Oms sul suo profilo Twitter, dove posta un video che racconta la storia dell’esperienza italiana attraverso testimonianze e immagini di repertorio dei mesi scorsi.