Bella Ciao Delinger, si è spento il leggendario partigiano dell’Operazione Tombola

A oltre 96 anni il tempo ha portato via Livio Piccinini, protagonista dell’assalto a Villa Calvi a Botteghe e cittadino onorario di Cavriago e Albinea

REGGIO EMILIA – Bella Ciao Delinger. A oltre 96 anni, il tempo ha portato via Livio Piccinini, il leggendario partigiano “Delinger” della 26a Brigata Garibaldi, protagonista dell’assalto di Operazione Tombola a Villa Calvi a Botteghe e cittadino onorario di Cavriago e Albinea. Per le sue azioni durante la Resistenza, Piccinini era stato insignito della medaglia di bronzo al valor militare. L’anziano partigiano, attivo fino a pochi mesi fa, è spirato serenamente nel primo pomeriggio nella sua casa di Modena dove risiedeva da qualche anno.

Nato da una famiglia di Cavriago, che ha dato praticamente tutti i suoi figli alla Resistenza, giovanissimo lavoratore alle Reggiane, Piccinini fu testimone e protagonista durante l’eccidio del 28 luglio 1943 quando convinse l’ingegner Roberto Longhi, il padre del Re.2000 Falco e di altri aerei della serie usciti dalla grande fabbrica reggiana a non usare un mitragliatore di aereo contro i bersaglieri che avevano già sparato sugli operai in sciopero uccidendone nove. In questo modo si evitò una ulteriore strage.

Nell’aprile del 1944 arrivò la chiamata alle armi per la Repubblica fascista di Salò, ma una volta arrivato al centro d’addestramento a Casale Monferrato riuscì a fuggire e ritornare nel reggiano. Da lì prese la via dei Monti. Come nome di battaglia scelse ‘Delinger’. Da lì diverse azioni. Dalla ardita missione svolta a Cerredolo dè Coppi il 20 dicembre 1944 che gli valse la medaglia di bronzo. Con altri partigiani garibaldini, tra cui il disertore tedesco Giorgio Reinert (che poi sarà al suo fianco in Operazione Tombola) e Fortunato ‘Tombola’ Incerti, recuperò da una valigia di pelle le liste dei collaboratori e delle spie al soldo dei nazifascisti e la mappa delle postazioni e armamento dei partigiani della Montagna già in mano alle squadre ‘anti-Ribelli’ tedesche, le quali erano pronte a fare rastrellamenti e rappresaglie di decine di persone.

Nell’azione che portò la Resistenza ad eliminare la rete di spie fasciste e salvare la vita a decine di partigiani, venne ferito a morte il capitano tedesco Volkmart Seifert. Per rappresaglia i nazifascisti uccisero pochi giorni dopo a Vercallo dieci partigiani e un civile che erano nelle loro mani dando fuoco al paese. Nel marzo del 1945, per il suo coraggio venne selezionato dal comandante della 26° Garibaldi Gianni Farri tra i cento combattenti di “Operazione Tombola”: l’assalto anglo-partigiano al comando tedesco della Linea Gotica Occidentale ubicato a Botteghe di Albinea a Villa Rossi e Villa Calvi. Durante quell’operazione ‘Delinger’, dopo aver combattuto con coraggio a Villa Calvi insieme ad un gruppo di 2nd Sas britannici e garibaldini al suono della cornamusa di David Kirkapatrick, fu nella squadra di che portò in salvo i feriti di Villa Rossi: il comandante dei ‘Gufi Neri’ Glauco ‘Gordon’ Monducci e il capitano inglese Micheal Lees.

Dopo la guerra Livio Piccinini tornò a lavorare alle Reggiane, partecipando alla occupazione e lotta sindacale per la loro salvezza. Da sindacalista sempre in prima per i diritti dei suoi compagni operai fece parte della delegazione che incontrò il leader del Pci Palmiro Togliatti a Roma. Comunista sin da giovane e fino all’ultimo dei suoi giorni, fu consigliere comunale del Pci a Cavriago e Gattatico (dove ricopri’ anche l’incarico di vice sindaco) ed San Polo e infine per un breve periodo a Vezzano. Dotato di etica e ideali d’altri tempi, sempre pronto al dialogo anche con la parte avversa in nome degli ideali della democrazia, non proseguì la carriera politica (dove sarebbe potuto essere un esempio per intere generazioni) ma si impegnò in quella lavorativa nel mondo della cooperazione. Sindacalista della Cgil fino al 1964, fu poi in FederTerra per occuparsi di agricoltori e poi in Federcoop fino alla pensione curando con passione il settore delle latterie e cantine sociali.

Sempre lucido e dotato di una coinvolgente carica emotiva ed etica che sapeva trasmettere in chi lo ascoltava, specialmente ai giovani, dal 2011 dopo aver letto il libro “Il Bracciale di Sterline” che narrava le sue gesta nell’attacco di Botteghe, aveva deciso di rompere il silenzio durato decenni. La cosa più bella che mi hai raccontato in questi anni di amicizia è che è stato proprio il nostro incontro a convincerti a parlare e testimoniare ai più giovani la tua Storia. Livio aveva un senso altissimo della giustizia e umanità, era rimasto segnato dagli incubi della guerra e dell’odio scatenato dal nazifascismo. “Sul finire della guerra facemmo prigionieri un gruppo di tedeschi nei pressi di Rivalta. Il giorno dopo scoprì che erano stati fucilati. Ci rimasi male. A mio avviso dovevamo dimostrare di essere diversi. Andavano trattati con equità, erano semplici ragazzi. Ma non era facile in quei giorni avere buoni sentimenti. Poi tornai a Cavriago vidi che cosa avevano fatto i fascisti prima di lasciare il paese: amici partigiani uccisi e legati in piazza con il filo di ferro… Tutto questo mi aveva segnato profondamente” raccontò solo nel 2012 a chi lo ascoltava.

Livio combattè e purtroppo uccise in azioni di guerra, ma lui non ha mai utilizzato quella parola. Aveva rispetto per la vita. Con gli occhi abbassati guardava la gente che lo ascoltava e diceva…“abbiamo neutralizzato il nemico”. Non oltre. Quell’orrore non doveva tornare più.

Così Livio Piccinini, sempre attento a tutto il dibattito sociale e politico in Italia, ha trascorso gli ultimi anni della sua vita da inesauribile testimone. Voleva raccontare quel periodo ai più giovani, per trasmettere valori sociali ed etici cercando di renderli sempre attuali. Le sue non erano memorie, erano lezioni di vita. Vissuta, senza tralasciare umanità e simpatia. Così parlava dei “valori sociali della Costituzione, dell’importanza dei diritti sociali per i lavoratori”. Non aveva peli sulla lingua. Libero ma sempre posato ed equilibrato e con una punta d’ironia e autoironia, affetto per chi lo ascoltava.

Nove anni passati tra decine di presentazioni di libri anche lontano da Reggio insieme agli ultimi ‘ragazzi e ragazze’ di Operazione Tombola come Giovanna ‘Libertà’ Quadreri’ , Libero ‘Iames’ Bonini, Roberto ‘Fanfulla’ Trinelli, incontri con gli studenti nelle scuole, veri e propri comizi dai palchi . Con parole cariche di emozioni e valori. Senza retorica “politichese” e con una ironia ed autoironia che non gli mancavano mai e lo rendeva subito amico. Con la A maiuscola. Lo faceva durante le celebrazioni dell’attacco di Botteghe, del 25 aprile, dell’eccidio delle Reggiane, nel Giorno della Memoria come lo scorso 27 gennaio per l’Uisp di Reggio e anche durante i concerti dei Modena City Ramblers che lui affettuosamente chiamava ‘i ragazzi dell’orchestra’.

Migliaia di studenti e giovani si sono emozionati in questo ultimo decennio nel leggere e ascoltare le sue storie. Oppure vedendolo cantare “Bella Ciao” nei concerti dei Modena City Ramblers, da Verona a Marzabotto alla festa nazionale dell’Anpi nel 2012. Per ben tre anni fino al 2017, durante le celebrazioni di “Operazione Tombola” percorse di sera insieme a centinaia di persone anche diversi chilometri del percorso che da Casa del Lupo portava a Botteghe. Proprio lo stesso fatto nella notte del 27 marzo 1945. Con lui, al suono della cornamusa dell’amico modenese Daniele Bianchini o degli stessi figli di David Kirkpatrick, c’era anche un altro partigiano di ferro e ancora vivo; Libero ‘Iames’ Bonini di Cadelbosco della squadra ‘Gufo Nero’. Ad aspettarli c’era sempre la staffetta Giovanna ‘Libertà’ Quadreri.

A 91 anni, dopo essere già stato protagonista in diversi libri che parlavano di lui, decise di scriverne uno tutto suo con il nipote Franco: “Delinger, una scelta per la libertà” . Lo ha presentato in diversi comuni del reggiano e del modenese. Un successo. E lui ne era felice perché il suo testimone passava ad altri. Ma non si voleva fermare. Sembrava immortale “Delinger”. Faceva cose, che altri ultranovantenni non avrebbero mai fatto. Per questo oggi sono in tanti a piangerlo come fosse morto un ventenne. Lo scorso 15 marzo all’inizio del lockdown, ringraziò tutti per gli auguri per i suoi 96 anni. “Vi auguro di stare bene, di vivere in pace e di godere delle cose piacevoli della vita. La guerra è una brutta cosa che non si deve ripetere”.

Il 27 marzo era pronto a celebrare il 75° di Operazione Tombola e abbracciare tutti i reduci partigiani e staffette ancora vivi e i parenti dei paracadutisti britannici pronti ad arrivare da mezzo Mondo. Ma il Covid ha bloccato tutto. Ma lui non si perse d’animo. Ha usato la tecnologia con video internet per lanciare dalla sua cas di Modena il suo messaggio di lotta e speranza con le celebrazioni online. Ancora una volta commosse tutti: “Ci siamo conosciuti una sola notte e siamo rimasti amici tutta la vita. Come mi piacerebbe abbracciarvi tutti, spero di farlo presto”, disse.

Lo stesso ha fatto il 25 aprile per il 75esimo della liberazione e ancora il 1 maggio con un altro messaggi rilanciato in rete da Istoreco e Anpi. Messaggi che, come le tante interviste registrate ora rimarranno per non spegnere mai la sua voce di libertà, giustizia sociale, umanità. Dopo la fine del lockwdown Delinger era pronto ‘a tornare in pista’. Sognava di riabbracciare i ragazzi di qualche scuola, per incontri sempre più sporadici ma che voleva continuare a svolgere. Sognava di riabbracciare gli amici di “Operazione Tombola” ancora una volta per le celebrazioni del 2021. Ma una bruttissima polmonite (tra l’altro non correlata al Covid) contratta passeggiando a metà maggio a Modena, l’ha prima costretto al ricovero in ospedale e poi da giugno inoltrato ad una lunga degenza a casa, dove giorno dopo giorno si è spento.

Consapevole di essere giunto al termine del suo lungo cammino, ma sempre sereno e con un messaggio di speranza e testimonianza per tutti: “La guerra è la cosa più brutta che possa capitare nella vita di un uomo, fate ogni cosa per evitarla”.