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Rigon (Fdi): “Ru486, un pericolo per la salute delle donne”

L'esponente di Fdi: "Dopo tanti anni esce allo scoperto il vero obiettivo dei promotori della 194: facilitare in maniera ideologica l’accesso all’aborto, non eliminare i rischi di salute e agevolare la maternità consapevole"

REGGIO EMILIALa storia delle peregrinazioni di città in città alla ricerca di strutture in cui ci siano medici non obiettori è una fake news già smascherata e svergognata da tempo, confermata nella relazione del ministero della Salute sull’applicazione della 194 che dichiara, nero su bianco, che in Italia di medici non obiettori ce ne sono più che a sufficienza rispetto alle necessità.

La governatrice dell’Umbria, correttamente e con la prudenza che contraddistingue chi ha a cuore anche la salute della donna che ricorre all’aborto, ha semplicemente applicato il protocollo in vigore fino all’intromissione a gamba tesa del ministro Speranza. Sono le regioni di sinistra che da tempo hanno permesso la scellerata somministrazione della RU486 in day hospital che hanno disatteso i protocolli, senza tenere in considerazione le probabili complicanze cliniche, le possibili problematiche e le sicure ripercussioni psicologiche.

Scellerata perché a 9 settimane di gestazione il feto è già molto formato e la donna si troverà sola e impreparata, dopo atroci dolori, ad espellere in un momento imprevedibile suo figlio e con molta probabilità lo vedrà e lo riconoscerà. Come chiaramente descritto dal dottor Giuseppe Noia, ginecologo e docente di Medicina prenatale al Policlinico Gemelli di Roma: “La Ru486 genera una serie di contrazioni dolorosissime. A sette-nove settimane la placenta è ancora più coesa con l’utero, e quindi l’entità emorragica è maggiore. Il figlio è formato in maniera incredibile, anche nei suoi movimenti, perché ha il sistema nervoso, un peso importante, ha occhi, orecchie, gambe, braccia e bocca, dita di mani e piedi visibili”.

Il tutto senza sapere se avrà espulso tutto il necessario a preservare la sua salute. Veramente vogliamo tacere sulle infezioni, sui raschiamenti comunque necessari e sulle ripercussioni psicologiche? Veramente vogliamo mettere la vita delle donne così a rischio?

La verità è che fa comodo tacere questi gravi aspetti che se adeguatamente conosciuti farebbero crollare il ricorso alla RU486 dal 20% a percentuali irrisorie. Fa comodo perché l’obiettivo di incentivare il ricorso alla RU486 è dettato solo da interessi economici derivanti da risparmio di spesa sanitaria e dall’idea falsa e pericolosa che sia più facile, meno impattante e sbrigativo abortire così, disattendendo completamente la legge 194 che all’art.8 garantisce che alla donna che ricorra all’aborto sia garantita adeguata assistenza. Il day hospital non garantisce l’adeguata assistenza!

Abortire con la RU486 è abortire in solitudine, in un luogo indefinito e casuale, quindi non asettico, in condizioni pericolose per salute della donna. Torniamo indietro di 50 anni. Rispediamo l’aborto direttamente alla clandestinità con tutti i rischi e pericoli che la 194 avrebbe voluto dichiaratamente eliminare.

Ora, dopo tanti anni, finalmente esce allo scoperto il vero obiettivo dei promotori della 194: facilitare in maniera ideologica l’accesso all’aborto, non eliminare i rischi di salute e agevolare la maternità consapevole. Non basta aver incentivato l’uccisione di nuove vite, no, per perseguire ulteriormente gli obiettivi di falsa libertà oggi le stesse persone sono disposte a mettere a rischio la vita delle donne.

Questa è cultura della morte, ha ragione il vescovo Camisasca. La 194 è ancora inapplicata proprio in quella parte che avrebbe dovuto rimuovere gli ostacoli economici e sociali alla maternità. Anziché sprecare risorse ed energia per agevolare e semplificare l’accesso all’aborto, rimuovendo il più possibile ogni consapevolezza dell’atto stesso, si sarebbero dovute investire energie e risorse per rimuovere ostacoli economici che impediscono la maternità, lottare per rimuovere gli ostacoli che non rendono libera la donna di scegliere di lavorare senza rinunciare alla maternità o dedicarsi alla famiglia a tempo pieno senza dover morire di fame. Gli esempi di sostegno alla maternità ci sono e sono tanti, ma tutti affidati al volontariato, in particolare a quello cattolico, troppo spesso escluso dai consultori.

La cosa grave è che siano solo i cattolici, oggi, e nemmeno tutti, a battersi per la vita. Cari pro aborto, se non aveste ricevuto il dono della vita non potreste nemmeno parlare così. Pensate che assurdità: siamo noi cattolici che difendiamo il vostro diritto a nascere ad esprimere idee così mortifere.