Narcotizzavano e rapinavano anziani: arrestati dai carabinieri

Gas al peperoncino per stordirli e derubarli dei risparmi di una vita. Le vittime indotte a nascondere danaro e oro in frigorifero per non essere contaminati

REGGIO EMILIA – Ingannavano gli anziani presentandosi alla porta con falsi distintivi di forze di polizia, o di società erogatrici di servizi. Parlantina sciolta, convincente quanto basta, con la scusa dell’acqua contaminata o di perdite di gas, hanno razziato gioielli e soldi per migliaia di euro ad anziani, talvolta privandoli dei ricordi di una vita come, nel caso di un anziano reggiano, della fede nuziale della defunta moglie che i carabinieri di Quattro Castella hanno recuperato e restituito all’uomo (nella foto, da sinistra, il capitano Luigi Scalingi, comandante della compagnia Reggio Emilia, tenente colonnello Stefano Bove, comandante del reparto operativo e il tenente Alessia Di Rocco, comandante del nucleo operativo e radiomobile).

Truffe in fotocopia quelle compiute a Reggio Emilia nel novembre dell’anno scorso, che potrebbero essere la punta di un iceberg di una condotta delittuosa piu’ ampia commessa da due fratelli torinesi ora finiti in manette. Si tratta del 42enne Angelo Cristian Narciso e del 46enne Luciano Narcisio, entrambi residenti a Cirie’, in provincia di Torino che sono finiti in carcere con l’accusa di concorso in rapina aggravata e furto in abitazione aggravato ai danni di tre anziani reggiani.

In due casi si sono spacciati per forze di polizia e, indossando la pettorina con la scritta polizia locale, sono entrati nelle abitazioni delle vittime con il pretesto di dover porre rimedio a una fuga di gas. Poi hanno fatto mettere gioielli e danaro in frigorifero per evitare contaminazioni, hanno narcotizzato gli anziani e li hanno derubati. Nello stesso giorno, questa volta spacciandosi per addetti Iren, hanno derubato con le stesse modalità, senza tuttavia spruzzare alcunchè, una terza anziana sempre di Reggio Emilia.

truffa

Sono stati incastrati anche dal Dba che i carabinieri del Ris di Parma hanno rilevato nei guanti sequestrati dai carabinieri di Quattro Castella il cui profilo genotipico ricavato è risultato essere quello dei due fratelli ora in carcere. Tutto è iniziato la mattina del 22 novembre quando i due malviventi, in fuga su un’Audi A3, dopo aver compiuto i tre colpi, sono stati intercettati dai carabinieri alle porte di Reggio Emilia diretti verso Quattro Castella.

L’inseguimento si è protratto a folle velocità per circa 5 chilometri e poi i malviventi hanno abbandonato l’auto e si sono dati alla fuga a piedi, fermandosi il tempo necessario per cercare di nascondere il bottino ai piedi di una pianta. Durante le ricerche dei fuggitivi i carabinieri hanno trovato la refurtiva rubata ai tre anziani (tra cui la fede nuziale appartenente alla moglie defunta di una delle vittime) costituita da preziosi e monili in oro per un valore stimato in 50.000 euro. Dentro l’auto, munita di targhe clonate, i militari hanno rinvenuto guanti, svariati attrezzi da scasso per aprire casseforti, tre pettorine recanti la scritta polizia locale, un jammer disturbatore di frequenze per cellulari onde impedire agli anziani di chiedere aiuto e un apparato radio sintonizzato sulle frequenze di polizia e carabinieri, una paletta della protezione civile, 300 euro in contatti e vari spray al peperoncino utilizzati nei colpi per disorientare le vittime.

truffa

Grazie all’analisi del navigatore si ha avuto certezza del percorso compiuto in precedenza dalla banda risalendo appunto alle vie dove abitavano i pensionati derubati. Le indagini di laboratorio dei Ris su quanto sequestrato hanno poi permesso, grazie al Dna, di risalire ai due fratelli ora finiti in manette. Due arresti che potrebbero portare alla svolta su altri numerosi furti compiti con lo stesso modus operandi in tutta l’Emilia-Romagna.