Quantcast

Imprese, numero occupati rimane stabile per 4 su 5

Ma ristorazione e turismo soffrono: il 42,7% riducono il personale

REGGIO EMILIA – Meno lavoro, ma l’occupazione rimane stabile, anche grazie all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. Nonostante gli importanti cali di fatturato e ordini attestati nelle ultime settimane, le imprese di Reggio Emilia infatti mantengono piu’ o meno stazionario il numero degli occupati, con numeri anche positivi per il manifatturiero ma decisamente negativi per i servizi.

Lo riferisce la Camera di commercio, secondo la quale quasi quattro imprese reggiane su cinque hanno mantenuto stazionario il numero degli occupati nella propria azienda nei primi sei mesi del 2020. Un numero che riguarda prevalentemente le aziende medio-grandi, con almeno 50 dipendenti, che costituiscono l’82% del totale. Discorso diverso invece per quelle piccole e piccolissime, il restante 20,2%, che ha ridotto l’apporto di lavoro con conseguenze che hanno riguardato soprattutto le forme di maggiore precariato, come contratti a termine non rinnovati, minor ricorso al lavoro occasionale, meno contratti di somministrazione, anche in virtu’ del divieto di licenziamento stabilito dal Governo.

Per quanto riguarda invece l’andamento dei diversi settori, sono i servizi a essere stati piu’ colpiti dalle restrizioni anti-Covid dovuti all’emergenza sanitaria degli ultimi mesi, subendo una diminuzione della forza lavoro. Tra queste, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della Camera di commercio sui dati Excelsior, spicca il 42,7% delle imprese della ristorazione e dei servizi legati alla filiera turistica, a cui seguono quelle del commercio e dei servizi alle persone (18,6%) e delle attivita’ dei trasporti e la logistica (16,7%).

Complessivamente, solo il 2,3% delle imprese reggiane ha aumentato l’occupazione, trend dove spicca il settore manifatturiero con un +4,7% per le industrie meccaniche ed elettroniche, +4,3% per quelle ceramiche ed estrattive e +3,5% per quelle chimico-farmaceutiche e della lavorazione di gomma e plastica. Segnali positivi anche dalle aziende dell’export, dove il dato arriva al 4,6%.

Infine, per far fronte alle problematiche legate all’emergenza sanitaria, piu’ dell’80% delle imprese ha attivato gli ammortizzatori sociali come la cassa integrazione guadagni a zero ore (55,7%), utilizzata in misura maggiore dai servizi di alloggio e ristorazione (79,1%) e dai servizi alle persone (68%), oppure la Cig a orario ridotto (26,8%), ma anche sfruttato ferie e permessi e l’ausilio del telelavoro.

Quest’ultimo e’ stato utilizzato in misura molto rilevante soprattutto da societa’ che offrono servizi avanzati alle imprese (66,2%), servizi informatici e telecomunicazioni (65%) e servizi finanziari e assicurativi (59,2%). Fra le attivita’ industriali, sono state le industrie meccaniche ed elettroniche, con il 41,2% del totale imprese del settore, a fare ricorso in misura maggiore allo smart working.