Hascisc dal Marocco, due indagati a Reggio Emilia

Organizzavano viaggi turistici con macchine a metano in cui trasportavano la droga. Nella nostra provincia gli indagati sono due, nella Bassa, ma non sono stati trovati

REGGIO EMILIA – Si procuravano autovetture usate, alimentate a metano, e dopo avervi fatto installare il numero massimo di bombole, organizzavano viaggi turistici in Marocco dove provvedevano a rifornirsi di ingenti quantitativi di stupefacente, importandoli in Italia via mare, occultandoli nei recipienti dell’impianto a metano di cui l’autovettura era dotata, cosi rendendo piu’ improbabile la scoperta del carico durante i controlli effettuati alle frontiere. Da qui il nome di “Operazione Metano”.

Dalle prime luci di questa mattina i militari del Comando Provinciale di Bologna, e dei Comandi Provinciali di Reggio Emilia, Pistoia, Pisa, con l’intervento di unita’ cinofili dei Nuclei di Bologna, Firenze e Pisa, stanno eseguendo, in quelle provincie, un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Bologna, Alberto Gamberini, nei confronti di sette persone (6 in carcere e 1 agli arresti domiciliari), ritenute responsabili, in concorso tra loro, a vario di titolo, all’importazione, detenzione e cessione di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. A Reggio Emilia gli indagati sono due, nella Bassa, ma non sono stati trovati.

L’indagine inizia il 30 aprile 2020, quando la Compagnia Carabinieri di Vergato ha proceduto all’arresto di un soggetto residente nell’alta valle del Reno trovato in possesso di 101 chili di hashish. Sin da subito e’ stato chiaro che il soggetto arrestato faceva parte di un piu’ ampio gruppo organizzato e che la sua funzione principale era quello di depositario della droga.

Da qui il proseguo delle indagini che, con la verifica di molteplici riscontri telematici e lo studio delle immagini degli impianti di video sorveglianza dei Comuni dell’Emilia Romagna e Toscana, ha permesso di individuare tutti i soggetti coinvolti nel traffico ed il particolare modus operandi adottato, quello cioe’ di occultare la droga negli impianti a metano delle auto.

Lo stupefacente  portato in Italia, veniva immediatamente nascosto in locali anonimi in zone isolate e nascoste, e qui si provvedeva al confezionamento delle dosi per la vendita. In tale seconda fase venivano adottate ulteriori accortezze al fine di evitare che controlli casuali, effettuati anche con l’utilizzo di cani antidroga, facessero scoprire il carico trasportato.

Durante le attivita’ di perquisizioni sono stati rinvenuti ulteriori 2,5 chili di marijuana, 20 grammi di cocaina e 15 grammi di hashish, ed e’ stato tratto in arresto un ulteriore soggetto per la coltivazione di circa 50 piante di cannabis.