Ferrarini, Coldiretti: “No a partecipazioni pubbliche”

Prandini: "Ok all'offerta della cordata con Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il governo aiuti la svolta made in Italy"

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REGGIO EMILIA – “Il governo sostenga concretamente la svolta strategica per valorizzare il vero made in Italy con diretto coinvolgimento dell’intera filiera e per evitare una pericolosa delocalizzazione del lavoro e degli approvvigionamenti in un settore dove operano 5000 allevamenti duramente provati dall’emergenza Covid”.

Lo afferma il presidente della Coldiretti Emilia-Romagna Ettore Prandini che, dopo l’intervento del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova, torna ad intervenire sul salvataggio dello storico marchio di salumi Ferrarini di Reggio Emilia. L’associazione ribadisce il suo pieno appoggio alla proposta di acquisto del gruppo reggiano lanciata dalla cordata formata da Intesa Sanpaolo e Unicredit, il Gruppo Bonterre-Grandi Salumifici Italiani, Opas (la piu’ grande organizzazione di prodotto tra allevatori di suini in Italia) e Hp srl (societa’ partecipata da Consorzi Agrari e Bonifiche Ferraresi).

“Una cordata innovativa in grado di promuovere – sottolinea Prandini – un reale cambiamento valorizzando sul territorio nazionale gli investimenti e l’occupazione dalla stalla alla tavola”. Per Coldiretti e’ invece “inaccettabile qualsiasi ipotesi di una partecipazione pubblica a fragili ipotesi imprenditoriali che, in continuita’ con gli errori del passato, rischiano di portare all’estero un pezzo importante dell’attivita’ industriale con un danno pesante per l’economia, il lavoro e l’immagine del made in Italy in un settore che vale 20 miliardi a livello nazionale”.

Il riferimento e’ all’accordo annunciato a luglio da Ferrarini con Amco, la societa’ del ministero dell’Economia che ha in pancia rilevanti crediti vantati verso il gruppo di Rivaltella e che, per recuperare il 30% di quei crediti, sarebbe disponibile a concedere nuove linee di credito a Ferrarini.

Un punto, questo, su cui il ministro non si e’ sbilanciato: “Se sara’ necessario un intervento pubblico, non potra’ che avvenire in una ottica di filiera”, ha detto Teresa Bellanova. Dal ministro “tante parole e pochi fatti”, attacca intanto il deputato leghista Giulio Centemero, capogruppo commissione Finanze. “Ben vengano le cordate bancarie e gli investitori che stanno manifestando interesse per la situazione della nota azienda e arrivano dove il Governo e’ completamente assente e senza alcuna progettualita’”, dice l’esponente del Carroccio.

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