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Caso Palamara-Mescolini, Bernini attacca: “Si dimetta”

Il dirigente di Fi lamenta di essere stato processato ingiustamente e poi "assolto", ma, in realtà, fu prosciolto per prescrizione

REGGIO EMILIA – La conferenza stampa di ieri all’antico Caffè del Teatro di piazza Martiri del 7 Luglio è stata l’occasione per fare il punto sul “caso Mescolini”, dopo le chat con Palamara pubblicate dalla stampa e la richiesta di dimissioni di Fdi nei giorni scorsi.

A organizzare l’evento il coordinatore cittadino Fdi Marco Eboli, che ha chiesto al procuratore “non uno, ma due esami di coscienza” sulla sua nomina a Reggio Emilia. Ha continuato Eboli: “Mi ero rivolto al procuratore con un invito, certamente non con un atto perentorio. La scelta di Mescolini di ‘avvalersi della facoltà di non rispondere’ sui quesiti posti è tuttavia la reale sostanza di quelle poche righe concesse alla stampa. Gli avevo posto un’altra domanda, ovvero che fine avesse fatto quell’inchiesta avviata su quasi tutti i dirigenti comunali, la prima tranche uscita ufficialmente prima del ballottaggio, la seconda conosciuta pubblicamente per volontà di Mescolini solo dopo le elezioni comunali, quando aveva convocato una conferenza per comunicare alla città che le indagini erano precedenti al ballottaggio, ma rese note per scelta politica solo dopo le consultazioni elettorali al fine di non turbarle. Mescolini ha ribadito di non aver mai sollecitato nessuno per la sua nomina, evidentemente le intercettazioni uscite sui giornali erano favole. Eppure ci risulta che abbia ringraziato, esultante, Palamara. Scopriamo purtroppo, e non da oggi, che la magistratura è in preda alle correnti politiche. È difficile altresi credere che le correnti, almeno quelle più forti, non si siano spartite le procure”.

Eboli prosegue ricordando l’intervista del Gip di Ragusa Andrea Grasso, che sostiene che le nomine dei raccomandati dovrebbero essere annullate in base al codice etico della magistratura, citando inoltre l’ex deputato dei Ds per tre legislature Onorevole Antonio Soda, “magistrato, che una volta finita la sua carriera parlamentare abbandonò la magistratura – ricorda Eboli – e abbracciò l’Avvocatura, ciò perché riteneva che al termine di un incarico politico sia impossibile essere percepiti come indipendenti nell’amministrare la giustizia”.

“Nel caso di Mescolini è la prima volta che il coinvolgimento in politica di un magistrato viene considerato curriculum positivo, ora sappiamo che per nomine come quella di Mescolini diventa una nota di merito in un governo di centrosinistra – conclude Eboli – per molto meno di quello che sta avvenendo sul caso Palamara e Mescolini vi sono stati ministri che si sono dimessi”.

Ospite di Eboli il dirigente di FI Parma Giovanni Paolo Bernini, che ha presentato il suo libro “Storie di Ordinaria ingiustizia”, pubblicazione che racconta la sua odissea giudiziaria e personale all’interno del processo Aemilia.

Racconta Bernini: “Ci vogliono ben due gradi di giudizio perché il leader del pool della DDA di Bologna, il Pm Mescolini, nonostante la bocciatura del GIP che nega l’arresto, nonostante la bocciatura del Tribunale delle Libertà, cui fa ricorso la negazione dell’arresto, e soprattutto nonostante la piena assoluzione per entrambe le ipotesi di reato già nel processo di primo grado, ricorre in appello contro la decisione di assoluzione di Bernini e chiede un secondo grado di giudizio. Un altro processo, un’altra assoluzione per entrambi i reati, e sono definitivamente scagionato dalle due pesantissime accuse”.

In realtà Bernini non è stato assolto, ma prosciolto per avvenuta prescrizione. Il politico era stato accusato, nel processo Aemilia, di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso, ma venne appunto prosciolto in primo grado e in appello per la prescrizione del reato che, nel frattempo, era stato derubricato dai giudici in corruzione elettorale.

“In Italia – afferma Bernini – c’è una magistratura che, anche se talora con tempi troppo lunghi, si esprime attraverso le sentenze con grande serietà e attenta ricerca di giustizia, vi sono altresi magistrati che, alla ricerca di una personale visibilità mediatica, volta ad agevolare la carriera, calpestano la storia e la dignità delle persone”.

La pubblicazione di Bernini ripercorre le vicende di Aemilia attraverso le intercettazioni telefoniche e le documentazioni raccolte dalle forze dell’ordine. “Ciò che non è mai stato chiarito però è perché, a fronte della documentazione raccolta dall’Arma dei Carabinieri che coinvolge in più episodi numerosi esponenti del Partito Democratico, non ci sia stato nemmeno un avviso di garanzia nei loro confronti”.

Conclude Bernini: “Dottor Mescolini, si dimetta. Colui che fa il consulente di bandiera non dovrebbe più poter giudicare persone di altro colore politico”.