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Caso Palamara, il M5S: “Nomina a procuratore di Mescolini da chiarire”

I parlamentari ed europarlamentari pentastellati si chiedono: "Perché si dice che Reggio è importante per tutto? Tutto cosa?". La Rubertelli: "Chiarezza nel rispetto istituzionale : evitiamo i processi di piazza"

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REGGIO EMILIA – “Sono tanti i punti da chiarire dalle carte delle intercettazioni del caso Palamara. Quelle chat, quelle telefonate, quelle conversazioni, se messe in correlazione con alcuni fatti che sono avvenuti nella storia giudiziaria recente, pongono importanti dubbi che devono essere assolutamente risolti per il bene della nostra democrazia. Un esempio? L’affossamento dell’inchiesta sull’Expo di Milano e tutto lo strascico della disputa tra Bruti Liberati e Robledo al Csm”.

Lo scrivono i parlamentari ed europarlamentari del M5S a proposito delle conversazioni uscite, via WhatsApp, fra l’attuale procuratore della Repubblica Marco Mescolini, già pm della Dda nel processo Aemilia e l’ex consigliere del Csm che avrebbe favorito la sua nomina.

Continuano i pentastellati: “Alcune intercettazioni devono essere assolutamente chiarite, come quelle che riguardano la nomina a procuratore capo di Reggio Emilia di Marco Mescolini, già pm della Dda nel processo Aemilia. A giù riprese si sottolinea l’importanza che venga messo lui in quella posizione. “Marco lo blindiamo per Reggio Emilia”, assicura Palamara quando gli sottolineano che per Reggio e Parma “Si tratta di posti sui quali mi si chiede costantemente aggiornamento e che per noi rivestono importanza assoluta”. Mescolini stesso lo dice a Palamara: “Su Reggio Emilia fai di tutto per chiudere se puoi. È importante per tutto”.

Commentano i Cinque Stelle: “Perché le due procure emiliane rivestono una rilevanza così importante? Chi fa pressing oltre ai diretti interessati per la nomina? Perché tra tutte le procure d’Italia Mescolini deve andare proprio a Reggio? ‘È importante per tutto’: cosa si intende con quel tutto? Sono interrogativi che devono necessariamente avere una spiegazione”.

Così come, secondo i grillini “merita una spiegazione un’altra importante frase intercettata, quando Palamara parla con Legnini sulla nomina a procuratore capo di Roma: ‘Perché hanno paura che se va un altro mette le mani nelle carte e vede qualcosa che non va, non c’è altra spiegazione come tipico di Pignatone questo è il discorso, è successo con me, è successo con Cisterna, che devo di’, che Pignatone mi ha chiesto tutte le cose, parliamo di interferenze tutte le cose di Roma. Eh, io l’ho fatto queste io le devo di’ ste cose o no?’….Mettere le mani nelle carte, interferenze? Di cosa si tratta? Possono esserci ombre tali sulla magistratura?”.

E concludono: “Ricordiamo che è almeno un decennio che Palamara agisce indisturbato. Nessuno si è mai accorto di niente? Agiva per conto di qualcuno come farebbero trasparire alcune di queste frasi? Chi sta portando avanti le accuse contro di lui è completamente estraneo a quel sistema? Non si può pensare di perseguire o stigmatizzare il comportamento del singolo magistrato senza tentare di sradicare tutta la parte marcia del sistema. Per questo è importante che si faccia piena chiarezza”.

Rubertelli: “Chiarezza nel rispetto istituzionale : evitiamo i processi di piazza”
Sulla vicenda interviena anche Cinzia Rubertelli, capogruppo di Alleanza civica in consiglio comunale, che scrive: “Sulle vicende nazionali del caso Palamara, che vede coinvolti anche esponenti delle istituzioni locali, tra i quali il procuratore capo Marco Mescolini, e’ a mio avviso d’obbligo un silenzio rispettoso degli spazi e delle prerogative di organi, quali il Csm, che secondo il nostro ordinamento hanno una propria legittima funzione. È solo dal silenzio rispettoso – non certo omertoso – sul lavoro di tali organismi che può’ partire un dialogo ed una discussione aperta sulle questioni di sistema e non sui casi individuali”.

Secondo la Rubertelli “l’eccesso di personalizzazione e politicizzazione di vicende che attengono alla competenza, a legislazione vigente, di organi autonomi ed indipendenti – sui quali certamente si impone in generale più’ di una riflessione critica – stimola processi di piazza a livello locale. Chi grida allo scandalo del caso Mescolini pare dimenticare che sul nostro territorio e’ ancora in corso la battaglia contro le infiltrazioni ndranghetiste e che l’attacco politico alla persona finisce per delegittimarne l’attuale ruolo istituzionale ed il lungo impegno contro le cosche”.

E conclude: “Contestare strumentalmente l’uomo, senza peraltro conoscere compiutamente i fatti e quanto eventualmente ricostruito da chi e’ competente a giudicarli, rischia di fornire un assist alla deriva ‘ndraghetista e minare, una volta di più’, la credibilità’ di istituzioni che devono al contrario avere il nostro sostegno nella lotta comune alla criminalità’ organizzata. Chi ne ha responsabilità’ funzionale chiarisca dunque la vicenda Mescolini e assuma se del caso con rigore i relativi provvedimenti; noi ribadiamo il nostro impegno per l’affermazione della cultura della piena legalità’ e del rispetto istituzionale”.

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