Caso Palamara, i big del Pd: “Inaccettabile l’attacco ai magistrati”

Gli eletti Dem fanno quadrato intorno a Mescolini: "Riuscirà per una volta la politica a non commentare inchieste e gossip giudiziari sulla base di conversazioni telefoniche private?"

REGGIO EMILIA – “Un certo tipo di politica vuole lasciare intendere che il procuratore Mescolini, nell’esercitare le sue funzioni, non abbia rispettato il principio dell’autonomia tra poteri costituzionalmente riconosciuti salvo poi chiederne un passo indietro e svolgendo così per prima un’opera di ingerenza”.

Il Pd si mobilita per difendere il procuratore Marco Mescolini dall’attacco di Fdi e del M5S. Lo fa dopo le polemiche seguite alla pubblicazione dello scambio di messaggi via WhatsApp avvenuto nel 2018 fra lui e Luca Palamara, ex consigliere del Csm accusato di esercitare influenza sulle nomine dei capi di alcuni uffici giudiziari. La corrispondenza era relativa alla nomina di Mescolini alla guida della Procura di Reggio (avvenuta il 4 luglio 2018). Palamara, fra l’altro è accusato di corruzione dalla Procura di Perugia. Il Csm, in seguito a questo, ha aperto un iter disciplinare in cui sono state esaminate anche intercettazioni e le chat di Palamara con dei colleghi (fra cui appunto Mescolini) depositate nell’inchiesta perugina.

A firmare il comunicato stampa inviato ai giornali sono Andrea Costa, consigliere regionale, Graziano Delrio, deputato e capogruppo, Antonella Incerti, deputata, Vanna Iori, senatrice, Alessio Mammi, assessore regionale, Roberta Mori, consigliera regionale, Andrea Rossi, deputato, Ottavia Soncini, consigliera regionale, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Gigliola Venturini, presidente Assemblea Provinciale e Giorgio Zanni, presidente Provincia di Reggio Emilia.

I big del partito fanno dunque quadrato e rigettano le accuse politiche secondo le quali gli intrecci tra politica e magistratura potrebbero essere stati il modo per nominare i vertici giudiziari figure.

Scrivono: “L’attacco violento portato da più parti al Procuratore della Repubblica è emblematico di una cultura politica e di un lessico che non riguardano la cultura democratica di queste terre. I democratici italiani e reggiani sono abituati ad avere rispetto del lavoro dei magistrati, che è un lavoro lento e difficoltoso rispetto al quale non è possibile assistere alla stregua di tifosi. La politica sarebbe invece chiamata a collaborare con la giustizia quando richiesto, così come previsto nella cultura dello stato di diritto. E’ inaccettabile attaccare i magistrati, alimentando una cultura del sospetto strumentale ed orientata a minarne la credibilità, a maggior ragione laddove gli stessi abbiano ricoperto un ruolo di primo piano nella lotta ai mafiosi nella nostra terra”.

E aggiungono: “Il dibattito di queste ore rischia di lasciare intendere all’opinione pubblica che il lavoro svolto dal Procuratore Mescolini su Aemilia possa essere delegittimato, vanificando così il grande sforzo fatto dalla magistratura insieme a un’intera comunità. Lascia inoltre basiti chi fino a ieri inneggiava l’operato della Procura di Reggio Emilia, salvo oggi mettere in discussione la caratura etica e morale dei suoi protagonisti. Riuscirà per una volta la politica a non commentare inchieste e gossip giudiziari sulla base di conversazioni telefoniche private? E sia chiaro, non intendiamo sottrarci al dibattito sul rapporto che esiste oggi, come in passato, tra politica e magistratura. Che questi due poteri dialoghino nel rispetto delle reciproche competenze è un principio sancito in costituzione”.

Secondo i politici del Pd “varrebbe piuttosto la pena di discutere di come le correnti nella magistratura rischino di comprometterne l’immagine ed il decoro istituzionale piuttosto che vaneggiare invitando un procuratore della repubblica a lasciare il suo incarico. Valgono sul punto per quanto ci riguarda al di là di ogni distinguo le riflessioni e le raccomandazioni più volte espresse in questi mesi dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.

E concludono: “Non è questa la cultura politica che ci appartiene, il rispetto delle istituzioni, e soprattutto l’autonomia della magistratura restano punti fermi dell’equilibrio costituzionale ed elementi imprescindibili della cultura della legalità e del funzionamento dello stato di diritto”.