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“Aemilia, la polemica delle destre non cambia la verità processuale”

L'associazione culturale Reggio Diritti e Libertà e l'associazione Reggio è intervengono sul caso Palamara-Mescolini

REGGIO EMILIALe nostre associazioni, impegnate da tempo a studiare la colonizzazione mafiosa del territorio reggiano, respingono il tentativo in atto di mettere in discussione le verità processuali di “Aemilia”, a seguito delle informazioni emerse sulla nomina del procuratore Mescolini.

Sull’iter seguito per la nomina a procuratore di Reggio Emilia aspettiamo con rispetto il giudizio di coloro che istituzionalmente sono preposti a valutare le conseguenze dello “scandalo Palamara”, mentre siamo certi della portata storica nella lotta alla ‘ndrangheta del processo in atto, di cui aspettiamo la conclusione. Non dovrebbe, infatti, sfuggire ad alcuno che i tronconi dei processi Aemilia hanno solo in parte raggiunto sentenze definitive, confermando fino ad ora l’assunto dell’accusa sulla presenza di un sistema criminale a carattere mafioso nei territori di Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza. Vedremo il destino dei ricorsi presso la Corte d’Appello di Bologna per il troncone del processo Aemilia del rito ordinario.

Non basteranno i processi Aemilia a cancellare le presenze criminali sul territorio, in quanto queste hanno trovato terreno fertile in alcune componenti dell’economia locale, perciò a maggior ragione ci preoccupano l’efficienza delle forze dell’ordine e della magistratura e il loro rapporto con la cittadinanza. Per proseguire la lotta alle criminalità organizzate, e alla ‘ndrangheta in particolare nel caso reggiano, è fondamentale che le forze politiche non giochino alla delegittimazione degli organi preposti e siano invece unite nella battaglia per la legalità.

Purtroppo però nell’interrogazione al ministro della Giustizia Bonafede da parte di alcuni senatori di Forza Italia e Fratelli d’Italia, dietro le accuse al PM, si legge tra le righe l’intento di fare un “processo ai processi Aemilia” e dunque alle verità processuali che hanno mostrato l’orribile presenza di un sistema mafioso nel reggiano. In particolare nell’interrogazione i senatori si riferiscono all’assoluzione di Giovanni Paolo Bernini di Forza Italia, mentre ha goduto di un proscioglimento per intervenuta prescrizione, con severi ammonimenti per le azioni compiute.

Rimane il processo d’appello, di cui attendiamo il responso, per un altro dirigente locale di Forza Italia assolto nel primo grado dal Giudice monocratico, poi condannato dalla Corte d’Appello di Bologna e fatto ritornare ad altro appello dalla Corte di Cassazione. Spiace notare che nell’interrogazione i senatori delle destre non abbiano speso parola contro la ‘ndrangheta concentrandosi unicamente sull’offensiva contro il procuratore Marco Mescolini che rappresentò l’accusa nel processo Aemilia.

A questo punto la domanda sorge spontanea: dove vogliono arrivare le destre dei nostri territori con le loro dichiarazioni, atti e manifestazioni? Forse a riscrivere una storia che le ha viste coinvolte nel più grande processo all’ndrangheta del nord Italia? Noi crediamo che la trasparenza e la chiarezza siano valori irrinunciabili da perseguire in ogni situazione e anche in questa, ma non possono essere usate del tutto strumentalmente e maldestramente per cercare di cambiare la storia della nostra società e delle infiltrazioni mafiose che ha vissuto. Rinnegare la verità storica di questo fenomeno sarebbe un favore fatto a chi vuole continuare a operare nell’illegalità.

Associazione culturale Reggio Diritti e Libertà e Associazione Reggio è (Romeo Guarnieri, Franco Ferretti, Tiziana Fontanesi, Mauro Vicini, Gian Franco Riccò, Umberto Bedogni, Gianni Bernini, Lanfranco De Franco, Francesca Boni, Arno Sassi, Palmina Perri, Rosario Martorana)