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Aborto, Reggio E’: “Libera scelta donna fondamentale in uno stato laico”

La lista di Sinistra: "Se il vescovo ha svolto il suo ruolo, lo Stato deve continuare a fare il proprio, garantendo laicamente i diritti dei cittadini"

REGGIO EMILIAUno Stato laico deve garantire alle persone la libertà di scelta, praticata in tutta sicurezza e salute. In questo senso l’aggiornamento delle linee guida sull’interruzione volontaria di gravidanza rappresenta una risposta positiva e attesa da molte donne a garanzia del diritto dell’autodeterminazione femminile. Dopo un decennio si allinea il nostro ordinamento a quello di molte altre nazioni europee, grazie alle battaglie delle donne e all’impegno del ministro Roberto Speranza, su parere del Consiglio superiore della Sanità.⠀

In questi anni sono state messe in luce l’inefficacia e la violenza delle pratiche che limitavano l’accesso all’aborto farmacologico. Eliminare l’obbligo di ricovero per l’utilizzo della pillola abortiva Ru486 e consentirne l’uso fino alla nona settimana significa invece tutelare la salute, ridurre i rischi e il dolore, rispettare le donne, finalmente libere di scegliere.

Come era già evidente con l’istituzione della legge 194 , ciò non comporta automatismi, bensì amplia la pluralità di opzioni in uno Stato che ha a cuore l’individuo e la sua salute. Per questo, come espresso anche dalle linee guida, l’obiezione di coscienza di medici e infermieri non deve in alcun modo rappresentare un ostacolo nel fornire supporto medico e sanitario alla donna che ha compiuto questa scelta.

Ha fatto bene la consigliera Fabiana Montanari a ribadire la necessità di affiancare alle misure sanitarie percorsi di informazione e conoscenza, perché far nascere dei figli deve essere una scelta consapevole, informata e decisa. Non possiamo mettere la testa sotto la sabbia: non è possibile concepire alcun aiuto alla maternità senza programmi di educazione sessuale, un più semplice accesso ai contraccettivi (anche gratuiti per i minorenni), un fattivo sostegno economico e di servizi alle donne lavoratrici. Il percorso verso la piena consapevolezza dev’essere prioritario a partire dalla scuola.

Non desta stupore la posizione del vescovo Camisasca, che poi è quella della Chiesa cattolica. Prenderne le difese però, come ha fatto in questi giorni un consigliere comunale di destra, significa negare che in uno Stato laico ogni persona può fare liberamente le proprie scelte per quanto riguarda la maternità, il fine vita, la sessualità e ogni pratica di autodeterminazione di corpi e vite. Se il vescovo ha svolto il suo ruolo, lo Stato deve continuare a fare il proprio, garantendo laicamente i diritti dei cittadini.

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