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Rec: “Stazione, aprire la cabina di regia ai cittadini”

Reggio Emilia in Comune: "Se 8 sono i membri della cabina, 5 (cioè il 50% +1) devono essere cittadini eletti direttamente dai residenti del quartiere"

REGGIO EMILIAUn dibattito pubblico sulle scelte dell’amministrazione comunale è un bel segno di vita civile della città. Si è avviato con un video di denuncia prodotto da alcuni cittadini direttamente coinvolti, dopo il lockdown, mentre avrebbe potuto avviarsi già da febbraio, quando la notizia è diventata pubblica attraverso una intervista dell’assessore alla stampa.

In realtà questa discussione doveva iniziare molto prima che il progetto 902 Abitare Solidale fosse predisposto, come sua fase preliminare. La pluralità delle posizioni non può che essere un buon segno, ciò che non è un buon segno è che il progetto sia posto come ormai trapassato, cosa che conduce il dibattito nelle strettoie di un prendere o lasciare.

Rec non si è fin qui espressa nel merito del progetto, ritenendo che la questione prioritaria sia il rapporto che corre tra amministrazione della cosa pubblica e la cittadinanza.

Non è un’astratta questione di metodo ma un momento caratterizzante la cultura politica con cui si amministra una città, in cui i cittadini sono una risorsa da attivare e non semplici utenti, se non addirittura un problema. Essere giunti a una situazione in cui un progetto che rivendica una funzione di riqualificazione urbana è posto di fronte alla cittadinanza con l’alternativa di o questo o niente, è segno di fallimento.

Fallimento nel rapporto con la città e fallimento di una cultura politica che intende l’ amministrare ormai come una sorta di management, che deve gestire utenti, consumatori, elettori.

Siamo consapevoli di quanto sia difficile un percorso di reale partecipazione attiva, e che esso non sostituisce la responsabilità di decisioni degli amministratori stessi, ma non si tratta di un ideale a cui conformarsi, nè tanto meno di un ‘o tutto o niente’: piuttosto di un percorso di emancipazione da una condizione esistenziale, culturale e politica di isolamento, di esclusione e di arroccamento.

Il suo fine, se così possiamo chiamarlo, è la facilitazione della gestione della cosa pubblica implicito in un percorso condiviso, e non solo la realizzazione di una buona idea, che spera in una possibile trasformazione a venire.

Il progetto 902 Abitare Solidale addensa diversi aspetti dell’attività amministrativa: le scelte urbanistiche, la politica abitativa, gli spazi per le attività civiche. Solo nel contesto di queste politiche esso può essere valutato nel merito – e non come atto isolato – che condurrebbe ad esprimere un giudizio sulle intenzioni.

Già a suo tempo ci eravamo espressi e ribadiamo la nostra contrarietà allo spacchettamento delle deleghe dell’assessorato alla partecipazione, agenda digitale e cura dei quartieri, una scelta che – come è evidente – ha portato e porterà inevitabilmente a ridurre le possibilità di costruire reali percorsi partecipativi e di attivazione civica di cui questa città esprime sempre più il bisogno.

Per il momento riteniamo importante che il dibattito aperto si consolidi e diventi un vero momento di dialogo tra la città e la sua amministrazione, un primo segno che una trasformazione della cultura politica non è solo necessaria ma anche in atto.

Ma abbiamo appena appreso del “Protocollo di Intesa” per rilanciare l’azione per il recupero e la cura del quartiere della zona stazione, proposto dal sindaco Luca Vecchi e da Nicola Tria e firmato ieri mattina in Sala del Tricolore da 23 soggetti tra associazioni, sindacati, cooperative e istituti scolastici, in cui si parla di una cabina di regia, composta dall’assessore e da rappresentanti delle associazioni ed evidentemente sono assenti per l’ennesima volta i cittadini, abitanti del quartiere stesso.

Noi non crediamo che siano le “cabine di regia” gli strumenti idonei a portare partecipazione e miglioramento nei quartieri, ma i consigli di quartiere, che sono ben altra cosa.

Ma, se cabina di regia deve essere, allora che sia davvero espressione e strumento della partecipazione cittadina: come Reggio Emilia in Comune chiediamo che se 8 sono i membri della cabina, 5 (cioè il 50% +1) devono essere cittadini eletti direttamente dai residenti del quartiere; chiediamo che una cabina di regia così composta abbia accesso diretto agli atti amministrativi e abbia la possibilità di proporre mozioni in maniera facilitata. È in cose come questa che si vede la vera volontà alla partecipazione e all’ascolto cittadino o, invece, la retorica dei buoni propositi senza nessuna intenzione a volerli perseguire.