Lega: “Corona virus, i conti non tornano. Ballano 300 casi”

La Lega solleva il caso del numero dei contagi di coronavirus in Emilia-Romagna e chiama in causa Raffaele Donini. La differenza di oltre 300 casi, tra quelli comunicati dalla Regionee quelli che risultano alla Protezione civile validati dal ministero della Salute

REGGIO EMILIA – La Lega solleva il caso del numero dei contagi di coronavirus in Emilia-Romagna e chiama in causa Raffaele Donini. La differenza di oltre 300 casi, tra quelli comunicati dalla Regione Emilia-Romagna e quelli che risultano alla Protezione civile validati dal ministero della Salute, “e’ eclatante e l’assessore regionale alla Sanita’ ha il dovere politico, amministrativo e morale di provare a motivarla”, scrive il Carroccio. Ed ecco, quindi, l’interrogazione firmata dai consiglieri regionali Michele Facci, Gabriele Delmonte e Maura Catellani. Le verifiche fatte dal gruppo Lega in Regione Emilia-Romagna, aggiornati al 30 giugno, “rilevano le maggiori discrasie in ordine ai dati relativi alla Provincia di REGGIO Emilia e a quelli relativi all’area metropolitana di Bologna che, stando ai dati forniti dalla Protezione civile nazionale e dal ministero della salute porterebbero Bologna al vertice della classifica dei contagi nella nostra regione”. Infatti, Bologna, secondo i dati forniti dalla Protezione civile “ha un totale di 5.229 contagiati. Tale cifra, stando ai bollettini emessi dalla Regione Emilia Romagna, scenderebbe a 4.905 contagiati, per poi risalire a 4.914 secondo i dati forniti dall’Ausl di Bologna”. Quanto invece ai dati della Provincia di REGGIOEmilia “essi seguono esattamente la tendenza inversa, ovvero il dato regionale fornito in relazione al numero dei contagiati era di 5.003, mentre il dato Ausl riferito alla medesima giornata era di 4.976, che infine scendeva a 4.913 stando ai dati della protezione civile. Contrariamente a quanto accaduto fino al 29 giugno, nel comunicare i dati relativi al 30 giugno, la Regione Emilia-Romagna ha poi cessato di comunicare i dati relativi all’Ausl di Imola, scorporandoli da quelli dell’Area metropolitana di Bologna”. Tuttavia il “mistero dei dati che non coincidono resta”.