Espropri via Paradisi: il Comitato inizia resistenza foto

"Il Comune non può decidere delle proprietà private dei cittadini". Chiedono un'assemblea pubblica: no all'approccio delle "porte chiuse". Sul piatto la maxi operazione edilizia da 17 milioni di euro,

REGGIO EMILIA – Non cercano lo scontro con gli amministratori, ma propongono un’assemblea pubblica e lontana dall’approccio delle “porte chiuse” finora adottato per far valere le proprie ragioni. Un appuntamento chiesto davanti a tutta la città, in considerazione della rilevanza dell’operazione e dell’ingente quantità di risorse pubbliche (quasi 17 milioni) impiegate.

E’ quanto emerge dalla prima assemblea del comitato di via Paradisi a Reggio Emilia, nato a meta’ dello scorso giugno, che raggruppa i residenti degli edifici ai numeri 6, 8 e 10, contrari al piano di riqualificazione delle palazzine annunciato in tv lo scorso 26 febbraio dall’assessore comunale alla Casa (e oggi anche alla Partecipazione) Lanfranco De Franco. Un’operazione (finanziata con 10 milioni dal Comune, oltre cinque della Regione e circa uno di Acer) per realizzare una sessantina di nuovi alloggi erp, da assegnare a nuovi residenti per rinnovare il “mix sociale” del tormentato quartiere della stazione storica. Un progetto da realizzare entro i cinque anni di mandato e in cui l’esproprio dei vecchi residenti -alternativo all’acquisto degli immobili ad un prezzo massimo di 500 euro al metro quadro- non è una eventualità ma una strada che, nero su bianco, si potrà imboccare.

“Tra tutti i progetti che la Regione ha finanziato- spiega Laura Scillitani, portavoce del comitato- quello di Reggio e’ l’unico in cui la parola esproprio compare ben cinque volte. C’e’ solo in un altro progetto, a Carpi, dove pero’ ad essere espropriati sono dei capannoni industriali. In tutti gli altri casi si acquistano alloggi pignorati o all’asta, che e’ una cosa molto diversa”.

Ad ogni modo, continua Scillitani, “rispetto al progetto non siamo contrari alla riqualificazione del quartiere, ma ai mezzi e modi utilizzati, perche’ riteniamo veramente inaccettabile che un cittadino apprenda di poter perdere la propria casa in tv, tanto piu’ in un progetto definito solidale e partecipativo”. Di fronte a tutto questo, prosegue la cittadina, “chiediamo di essere ascoltati in pubblico perché pensiamo che l’approccio a porte chiuse adottato fino ad oggi dal Comune lasci il tempo che trovi, in quanto da un lato si puo’ ascoltare quello che pensano i singoli inquilini, ma manca il contradditorio, perche’ se faccio delle obiezioni al progetto restano dietro la porta chiusa”. In questo caso quindi “chiediamo un’assemblea pubblica perché pensiamo non sia possibile che un’amministrazione possa decidere sulla proprietà privata dei cittadini, senza consultarli e facendo calare delle scelte dall’alto e perché, visto che si spenderanno 17 milioni di soldi pubblici, pensiamo che il tema interessi tutti”.

Rispetto ad alcuni residenti che si sono dichiarati disponibili a lasciare la propria abitazione il comitato smentisce “che siano la maggioranza”. Domani intanto cittadini torneranno a farsi sentire con un flash mob “musicale”, cantando dai balconi una canzone appositamente realizzata dal titolo “Brigante di via Paradisi”. All’assemblea di questa sera -una cinquantina di persone- erano presenti tra l’altro Gianluca Cantergiani (capogruppo del Pd in sala del Tricolore), Fabrizio Aguzzoli (consigliere del M5s), l’ex assessore Franco Corradini e Simone Ruini, uno degli “architetti indipendenti” schierato contro il progetto. Non invitato l’assessore De Franco che, da quanto si apprende, non se la sarebbe presa. Perche’, (almeno) questo appuntamento era riservato ai cittadini.