Alluvione Lentigione, perito procura: “Era evitabile”

Il consulente dell'accusa: "Sarebbero bastati sacchetti di sabbia lungo l'argine"

REGGIO EMILIA – “La predisposizione di sacchetti di sabbia lungo l’argine avrebbe probabilmente impedito la tracimazione e quindi il collasso”. E’ quanto si legge nella perizia chiesta dalla Procura di Reggio Emilia in ordine all’alluvione di fine 2017 della frazione di Lentigione di Brescello, e depositata a maggio di un anno fa dal consulente Marco Mancini, ordinario di Costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano. Secondo la perizia sono due i fattori principali indicati come cause tecniche della rottura degli argini da parte del torrente Enza.

Una e’ la scarsa efficienza delle casse di espansione di Montecchio e Montechiarugolo, l’altro e’ un “abbassamento” dell’argine (in gergo chiamato “corda molle”) proprio nei punti dove l’Enza e’ tracimato. Senza questo dislivello, dice il perito, l’argine avrebbe avuto una capacita’ di smaltimento di 450 metri cubi di acqua al secondo, sufficiente a contenere la piena che smuoveva 390 metri cubi d’acqua. A causa della “corda molle”, invece, la capacita’ di contenimento sarebbe invece scesa a 380 metri cubi d’acqua al secondo.

Le accuse contestate dagli inquirenti alle tre persone ad oggi indagate (due dirigenti e un tecnico di Aipo) riguardano inoltre la mancata tempestivita’ delle comunicazioni di allerta ai cittadini di Brescello, che sulla sponda parmigiana del Po, a Sorbolo, erano invece state trasmesse per tempo evitando conseguenza alla popolazione (fonte Dire).