Lavoro, mille addetti pulizie e mense al verde da tre mesi

Il presidio dei sindacati in prefettura: "Il fondo di integrazione salariale è finito, bisogna estendere gli ammortizzatori sociali"

REGGIO EMILIA – A Reggio Emilia sono circa un migliaio e chiedono “certezze” perche’, per cause diverse, alcuni non hanno reddito e altri rischiano a breve di scivolare nel limbo di chi perde fonti di reddito e non sa ne avra’. Sono i lavoratori delle mense e delle pulizie scolastiche e aziendali che, come in altre 60 citta’ italiane, manifestano questa mattina davanti al palazzo della Prefettura in corso Garibaldi a Reggio Emilia, in concomitanza con la discussione in aula per la conversione del dl Rilancio.

La protesta e’ stata indetta da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Uiltrasporti per dare visibilita’ alla situazione dei lavoratori e chiedere per loro risposte “concrete e tempestive”. In particolare gli addetti alle mense e alle pulizie nelle scuole, ad oggi, hanno terminato la copertura dell’ammortizzatore sociale (il Fis, fondo di integrazione salariale) con causale “emergenza Covid-19” e sono senza reddito da tre mesi. A causa, spiegano i sindacati, “dell’indisponibilita’ di numerose imprese a dare l’anticipo dell’assegno ordinario e del grave ritardo nella liquidazione dell’indennita’ da parte dell’Inps”.

A cio’ si aggiunge che, come ogni anno, questi lavoratori vedranno sospesi i loro contratti a giugno, con la fine dell’anno scolastico, per riprendere con l’inizio del prossimo, “rimanendo per questi mesi senza retribuzione e ammortizzatori e senza la possibilita’ di ricercare una nuova occupazione temporanea, come di solito avveniva prima, che ora e’ molto piu’ difficile trovare”, spiega il segretario della Filcams reggiana Luca Chierici.

Il “cortocircuito” che investe i lavoratori del settore privato, invece, parte in primo luogo dalle misure di riorganizzazione per contenere il coronavirus adottate da numerose aziende. Tra lavoro da casa e assembramenti vietati, uffici e mense sono infatti molto meno affollati e chiuse. In piu’ dopo agosto, quando terminera’ la fruizione delle settimane di cassa integrazione in deroga previste dal Dl Rilancio, i dipendenti saranno privi di ammortizzatori ordinari se l’azienda committente (che magari ha continuato a lavorare anche durante la chiusura) non ha attivato per il proprio personale diretto la cassa integrazione.

Si tratta quindi di un vincolo – quello che lega appaltatore e committente nel ricorso agli ammortizzatori – che per i sindacati va rimosso modificando la norma. Tra le altre richieste delle organizzazioni sindacali ci sono l’estensione della cassa integrazione almeno fino a fine anno e la ripartenza a settembre con le scuole anche delle mense, “che sono parte integrante dell’offerta formativa”.