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Estorsioni a ristoranti e pizzerie, condannati i fratelli Amato

Il tribunale di Bologna ha riconosciuto la matrice mafiosa: otto anni e sei mesi e 8.600 euro di multa a Mario e sei anni e 6.000 euro di multa a Cosimo e Michele

REGGIO EMILIA – Il tribunale di Bologna ha riconosciuto la matrice mafiosa sulle estorsioni a ristoranti e pizzerie e ha condannato in primo grado i fratelli Amato. Otto anni e sei mesi e 8.600 euro di multa a Mario e sei anni e 6.000 euro di multa ai fratelli Cosimo e Michele.

E’ la sentenza emessa dal tribunale di Bologna relativamente ai fatti di inizio 2019 quando furono esplosi sei colpi di pistola contro la porta a vetri della Pizzeria “La Perla” a Cadelbosco Sopra la notte tra il 31 gennaio e il primo febbraio 2019, cinque colpi contro l’ampia vetrata della Pizzeria “Piedigrotta 3” in via Emilia Ospizio a Reggio Emilia, la notte tra il 6 e il 7 febbraio, poi gli avvertimenti con tanto di pizzino attaccati alla porta (in analogia a quanto avvenuto per la Perla e il Piedigrotta 3) ad altre due pizzerie di Reggio Emilia: “Piedigrotta 2” e “Paprika”.

I fratelli Amato per due settimane tennero sotto tensione ristoratori e pizzaioli di Reggio Emilia e provincia con richieste estorsive precedute da biglietti minacciosi dattiloscritti e seguite da esplosioni di pistola all’indirizzo delle attività commerciali. La situazione dei tre fratelli si era poi aggravata perché le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna, avevano ipotizzato la matrice mafiosa della condotta delittuosa.

I tre fratelli, secondo l’accusa, hanno agito per agevolare il sodalizio ‘ndranghetistico emiliano la cui esistenza ed operatività è stata riconosciuta nell’ambio del processo Aemilia.

Mario Amato, complice anche la recidiva, nell’udienza di ieri davanti al Tribunale di Bologna è stato condannato a 8 anni, sei mesi di reclusione e 8.600 euro di multa mentre i fratelli Cosimo e Michele a 6 anni di reclusione e 6.000 di multa. All’epoca del loro fermo i carabinieri reggiani, dopo le perquisizioni a carico degli indagati, avevano sequestrato importante materiale probatorio tra cui l’auto e la moto usate in occasione degli atti intimidatori effettuati con le esplosioni di armi da fuoco all’indirizzo delle due pizzerie, capi di vestiario e soprattutto una macchina da scrivere ritenuta essere il mezzo con il quale sono stati approntati i “pizzini” contenenti le richieste estorsive.

I tre sono figli di Francesco Amato, 55 anni, condannato per mafia nel processo Aemilia, che nel mese di novembre del 2018 per circa 10 ore aveva creato forte apprensione asserragliandosi all’interno dell’ufficio postale di Pieve, a Reggio Emilia, con cinque ostaggi per poi essere arrestato dai carabinieri.