Coronavirus, alla casa della Carità di Montecchio 18 salme riesumate: 5 indagati

Fra i riesumati c'è anche il corpo del vescovo emerito Paolo Gibertini morto a 98 anni in quella struttura. Monsignor Camisasca: "Fiducia nella magistratura, ma sono contrariato e perplesso per questa scelta"

MONTECCHIO (Reggio Emilia) – La Procura ha disposto la riesumazione di 18 salme di anziani (fra cui quella del vescovo emerito Paolo Gibertini) morti a causa del Coronavirus nella casa di carità ‘San Giuseppe’ di Montecchio, uno dei luoghi più falcidiati della provincia reggiana per fare l’autopsia. Sono cinque le persone iscritte nel registro degli indagati dalla pm Piera Giannusa che ha formulato due ipotesi di reato: omicidio colposo e delitto colposo contro la salute pubblica. Tra gli indagati anche il parroco di Montecchio.

A ricevere gli avvisi di garanzia don Angelo Orlandini , 60 anni, parroco di Montecchio. E poi Fabrizio Bolondi , 54 anni, di San Polo, direttore della struttura, e la dirigente Beatrice Golinelli, 47 anni, pure lei di San Polo. Oltre ad Andrea Muzzioli , 51 anni, di Modena, responsabile del servizio di prevenzione e di protezione e il medico competente del lavoro, esterno, 68enne di Reggio, Paolo Formentini.

La diocesi: “Fiducia nella magistratura, perplessità su riesumazione Gibertini”
Sulla vicenda interviene la diocesi che scrive: “Il vescovo esprime piena solidarietà a don Angelo Orlandini, parroco di Montecchio e presidente della Fondazione. Contestualmente rinnova la propria stima nell’operato di Fabrizio Bolondi, direttore della Fondazione, della dirigente Beatrice Golinelli, di Andrea Muzzioli, responsabile del servizio di prevenzione e di protezione, e di Paolo Formentini, medico del lavoro. Il vescovo inoltre manifesta piena fiducia nell’indagine della Procura reggiana, certo che la correttezza del lavoro svolto presso la Casa della Carità San Giuseppe di Montecchio emergerà rapidamente. Da ultimo, il vescovo, a nome della Chiesa reggiano-guastallese, non può esimersi dal dirsi contrariato e molto perplesso per la decisione di riesumare la salma di monsignor Giovanni Paolo Gibertini O.S.B., vescovo emerito di Reggio Emilia – Guastalla, deceduto il 3 aprile scorso presso la Casa della Carità San Giuseppe di Montecchio, un mese prima del compimento del 98° anno di età. Il vescovo Paolo, come tutti sanno, era ricoverato presso la struttura da molti anni ed era malato e debilitato a causa dell’anzianità da molto tempo.

Delmonte (Lega): “I nostri sospetti erano più che fondati”
“I nostri sospetti erano piu’ che fondati, ora la magistratura vada fino in fondo per dare una risposta alla richiesta di verita’ e chiarezza sul caso delle morti nella casa della Carita’ San Giuseppe di Montecchio”, dice invece il consigliere regionale della Lega Gabriele Delmonte, tra i primi a denunciare l’aumento anomalo di decessi nella residenza della val d’Enza.

“L’apertura di un’indagine – aggiunge Delmonte – e’ anche una risposta al sindaco di Montecchio, Fausto Torelli, che aveva lanciato pesanti accuse di strumentalizzazione nei confronti della nostra richiesta di chiarezza”. Nel frattempo la Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Reggio Emilia ha avviato una serie di incontri con i gestori(che si concluderanno domani) per la ripresa in sicurezza delle visite alle strutture residenziali per anziani e disabili e sulla ripatenza delle attivita’ dei Centri Diurni per anziani.

“Si tratta di una scelta volta a tutelare al meglio ospiti, operatori e visitatori per essere certi che la riapertura dei servizi avvenga con le modalita’ che possano al meglio garantire la sicurezza della popolazione anziana e disabile ai quali si rivolgono, in quanto fra le categorie di persone che piu’ hanno subito disagi a seguito della pandemia”, commenta la Conferenza.

La casa della Carità San Giuseppe: “Siamo certi di aver agito correttamente”
Scrive la Casa della Carità San Giuseppe: “Confidiamo pienamente nel lavoro degli inquirenti, ai quali assicuriamo la piena collaborazione alle indagini già manifestata in occasione di un’ispezione avvenuta qualche settimana fa all’interno della nostra struttura. Per parte nostra siamo certi di aver agito correttamente e in modo esclusivo e senza riserve per il bene dei nostri ospiti in una situazione di estrema difficoltà, grazie alle competenze e ai sentimenti di prossimità che tutti i nostri operatori hanno espresso senza riserve. Sebbene questo non lenisca alcuna delle sofferenze che anche noi abbiamo vissuto e continuiamo a vivere pensando a quanti sono scomparsi e alle loro famiglie, ci auguriamo che al più presto venga fatta luce sugli eventi oggetto di indagine, restituendo serenità professionale ai nostri operatori e offrendo verità a tutti, a partire dalle famiglie dei nostri ospiti, a proposito dell’assistenza prestata ai loro cari in un’emergenza che, siamo certi, non ha mai fatto venir meno l’adeguatezza del servizio e la dimensione di cura della persona che ispira la nostra Fondazione”.