Reggiana, Carretti: “La promozione non si guadagna su un foglio Excell”

L'ad granata: "Siamo pronti ad andare in tribunale, ma vogliamo conquistarci sul campo la serie B"

REGGIO EMILIA – Il campionato di serie C può dirsi concluso e non si assisterà a retrocessioni e ripescaggi, mentre l’unico dubbio è quello della quarta squadra promossa: Reggiana o Carpi? Chi tra le due pretendenti approderà in serie B? L’assemblea di LegaPro, tenutasi in settimana, ha varato il così detto “merito sportivo”, un criterio non meritocratico bensì matematico, preso in considerazione dopo un’estenuante votazione che ha visto presenti i vertici delle società sportive della serie C.

La promozione, ai “punti”, se l’aggiudicherebbe la squadra di patron Stefano Bonacini, ma i granata non chinano il capo, anzi confidano che il Consiglio Federale, chiamato a raduno la prossima settimana, cambi le carte in tavola. Nel caso in cui il gioco non subisse alcuna variazione ci attenderà un’estate in giro non per stadi, ma per tribunali. Approfittiamo della disponibilità dell’Ad Mauro Carretti per scrutare il suo punto di vista.

Carretti, la promozione in Serie B diviene sempre più una chimera. Questo è quanto emerso nell’assemblea di LegaPro tenutasi giovedì a Firenze. Lei ritiene possibile un intervento da parte della Figc (Federazione italiana gioco calcio) oppure la via giudiziaria sarà una scelta obbligata?
Intanto premetto che quello che è emerso dall’assemblea a votazione è solo una proposta che sarà presentata al Consiglio Federale per la necessaria ratifica. La nostra posizione era, ed è ancora, quella di tornare in campo e guadagnarci la promozione alla serie B in modo regolare e sportivo. Ovviamente comprendiamo le necessità del momento e ci rendiamo conto che l’assemblea ha cercato di definire una soluzione adeguata, ricorrendo a un arido calcolo matematico. Ma le premesse stesse non sono corrette, stante che le squadre in gioco non hanno disputato lo stesso numero di partite e, soprattutto, non hanno incontrato gli stessi avversari, rendendo il criterio di giudizio non paritetico perché manca un denominatore comune. Non è un caso se tra tutte le risoluzioni prese a maggioranza, su questo punto l’assemblea si è spaccata, con 23 voti a favore, 16 per i play-off e addirittura 17 astenuti. Credo che il Consiglio Federale non possa ignorare una tale circostanza e siamo comunque pronti a tutelarci se dovessero uscire soluzioni diverse. Naturalmente sappiamo che il Consiglio Federale, pur nella sua autonomia, quando si riunirà dovrà tener conto delle decisioni del Governo in tema di eventi sportivi, ma mi auguro che si sappia trovare la soluzione più equilibrata e giusta.

Inoltre, perché non si vuole programmare un recupero delle partite non giocate, avendo a disposizione i mesi di luglio e agosto, magari giocando la sera per sconfiggere il tabù del caldo?
Infatti noi insistiamo proprio su questo e abbiamo anche fatto delle valutazioni rispetto la tutela sanitaria e il protocollo, stabilendo che è possibile giocare durante l’estate e anche appena dopo. È anomalo, per non dire altro, che non si voglia mettere in competizione vera le squadre per ottenere un risultato equo e sportivo, preferendo criteri privi di denominatori comuni che discriminano una squadra rispetto a un’altra. Non credo sia sufficiente evocare le difficoltà che nascono dal dover gestire emergenze inedite, dal mettere in accordo 60 club e dal fatto che la Lega debba decidere in base anche a fattori esterni, per rinunciare a ragionare in modo congruo e ponderato. Noi siamo sicuri della validità delle nostre proposte e andiamo avanti con fermezza e serenità, senza farci demoralizzare dall’impressione che certe decisioni siano state già prese “a prescindere”. Ci siamo guadagnati il diritto ad ambire alla promozione e l’abbiamo fatto sul campo, non su un foglio Excell.

La mancata promozione potrebbe avere pesanti effetti sul bilancio della società granata? Ritiene che la Reggiana possieda gli anticorpi necessari a “dribblare” la crisi economica che attanaglia tante aziende italiane?
È una bella domanda. Quello degli anticorpi finanziari nel mondo del calcio è un argomento veramente complesso. Diciamo che il vero problema non riguarda noi della Reggiana, nel senso che abbiamo una struttura importante, solida, ma soprattutto delle persone serie che fanno e faranno il loro lavoro fino in fondo per cercare di mantenere il calcio a Reggio Emilia e dargli una prospettiva. Il vero problema sarà il futuro della stessa serie C se non assisteremo a una modifica dei criteri di gestione, se non arriveranno più i diritti televisivi, se si dovrà giocare a porte chiuse, se non vi saranno altri incentivi o peseranno ancora di più le quote di iscrizione e, soprattutto, se nella ripresa gli imprenditori non appoggeranno le squadre con le loro sponsorizzazioni. Quest’ultimo è un tasto dolente perché se possiamo sempre contare sul sostegno dei tifosi allo stadio, sempre se potranno venire, quella delle sponsorizzazioni è la quota più importante per il mantenimento di una squadra in serie C, e temo che se dovesse riprendere il campionato in queste condizioni, dopo questa emergenza, molte squadre potrebbero non riuscire ad iscriversi. Ripeto, non è un problema della Reggiana, perché noi abbiamo un progetto, degli intenti ben determinati e nessuna intenzione di mollare, ma è tutto il sistema che necessità di un esame della sua sostenibilità e di una riforma significativa. Purtroppo il cortocircuito decisionale che esiste da anni tra la Lega e i diversi Governi, continua ad azzoppare il nostro futuro.

Da amministratore delegato e uomo di sport, ma soprattutto quale tifoso granata, come vive questo momento di stallo non solo sportivo ma anche sociale?
Questa è una domanda complessa, perché il sociale in tutte le sue espressioni e chiavi di lettura, per me va davanti a tutto. In effetti, anche nella mia qualità di tifoso, mi preoccupo sempre e soprattutto della salute e quindi di tutelare coloro che mi stanno intorno, e se mi sento tentato di respingere tutto quanto può essere “contro” la Reggiana, so e capisco che la tutela dei giocatori, dello staff e dei tifosi stessi è un servizio reso alla causa della squadra. Se invece mi vedo nella mia qualità di amministratore, so di avere delle responsabilità e dei compiti di diverso tipo. Devo rappresentare un’azienda, tenere conto dei dati economici, gestire problematiche che mi si propongono quotidianamente, e leggere i risultati sportivi mediandoli con le ragioni della contabilità e uno sguardo al futuro. Come amministratore mi corre l’obbligo di essere molto riflessivo, come tifoso lo sono un po’ meno, ma in questi momenti di difficoltà e davanti a un’emergenza di livello mondiale, è giusto che vinca il momento della riflessione e non quello dell’emotività. Sono un ad che ama la Reggiana, e un amante della Reggiana che fa l’ad.

Qualora si spegnesse il sogno della promozione, la ritroveremo ancora nell’attuale veste?
Essendo io un tifoso può essere, ma dipenderà dal futuro. Noi riteniamo che i ruoli esistano in funzione dell’obiettivo che ci vogliamo e possiamo dare. Se andremo in B è una cosa, se non andremo in B è un’altra. Occorre definire le condizioni strutturali e, a seguire,decidere chi è il Presidente o chi l’ad, come in tutte le società. Non ambisco ad essere l’ad della Reggiana ad ogni costo, anche se non rinnego quanto ho fatto né la passione che mi ha dato la forza di farlo. Perciò le confesso che è una domanda difficile a cui rispondere perché dipende dalle condizioni in cui ci troveremo a operare nella prossima stagione. Come in tutte le aziende e società, presidenti e amministratori hanno incarichi a termine ed è in base alle condizioni dell’azienda, della sue struttura e delle scadenze che si decide se rinnovare o meno le cariche. Ritengo un errore ambire a mantenere un ruolo o un incarico per pura ambizione personale, e tuttavia per quanto riguarda la Reggiana questo è un caso non in discussone al momento. Prima vogliamo discutere veramente della nostra identità, in che modo e a quali condizioni affronteremo i prossimi anni, se saremo in B o giocheremo ancora in C. E non è un problema di amministratore, ma di struttura e di obiettivi. Certo, mi piacerebbe essere ancora ad, ma vedremo, siamo in tanti, non è una questione così banale. La Reggiana di oggi è una straordinaria creazione che emana la stessa sonorità e aggressività della chitarra di Jimi Hendrix.