“Nostalgia di indispensabili contatti” e “Amore in fuga”

"Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani in questo tragico periodo

REGGIO EMILIA – “Scrittori silenziosi” è una rubrica giornaliera, offerta da Reggio Sera per pubblicare i pensieri, le sensazioni e le riflessioni dei reggiani, mentre sono costretti, in questo tragico periodo, all’isolamento totale.

Argomenti – racconti e poesie
Hai scritto un breve racconto o una o più poesie? Hai descritto un evento personale, il tuo stato d’animo durante questa solitudine? Hai raccontato il tuo dolore o la tua gioia per qualche felice occasione, per la guarigione di qualcuno, per un amore spuntato o separazione dolorosa o per un lieto incontro o triste perdita?

Invia il tuo scritto per mail a bassmaji.jean@libero.it. Oggetto: Scrittori Silenziosi. Non inviare a Reggio Sera.

Nostalgia di indispensabili contatti

Se dovessi riconoscere almeno un solo merito a quest’isolamento forzato, potrei affermare senza alcun dubbio di aver scoperto l’effetto balsamico dello scrivere tutto ciò che la mente elabora, soprattutto nel cuore della notte quando il rumore dei pensieri prepotentemente mi sveglia, interrompendo il sonno ristoratore. La penna che insegue le parole sul foglio, come una leggera tavola da surf cavalca l’impetuosità dell’onda perfetta, permette al groviglio dei sentimenti contrastanti di sciogliersi, di dare ascolto alla voce silenziosa dell’anima, troppo spesso trascurata.

Nei pensieri ho avuto un flashback di un incontro, di una presentazione con una persona avvenuta alcuni mesi fa. Già, mesi fa, in un’altra dimensione temporale, quando avevamo una percezione differente della normalità, quando restare a casa non era ancora un imperativo categorico, quando del covid-19 non si conosceva ancora la portata della sua brutale distruzione. Del ricordo di quel momento mi è ritornata in mente quella piacevole sensazione della vigorosa stretta di mano, un gesto semplice, che attualmente sarebbe sconsiderato, inopportuno dovendosi considerare aboliti i contatti ravvicinati ma di cui ne scopro solo ora l’importanza primordiale di una gestualità capace di trasmette una percezione istintiva positiva al solo tatto, ovvero quella leggera euforia che accompagna la scoperta dell’ignoto, che solo una conoscenza nuova sa regalare.

Peccato che abbia dovuto proprio un virus impazzito, fuori controllo dal nome regale invitarci a fermare, riflettere e valutare con spirito nuovo aspetti, azioni della vita reale a volte pedissequamente ripetuti, vissuti con superficialità da automi che trascinano il tempo anziché farsi essi stessi artefici di occasioni che facciano assaporare con bramosia la bellezza della vita.

In questo strano momento storico che ha ingolfato bruscamente il regolare meccanismo della quotidianità di ciascuno di noi, ho pensato che non può essere considerato affatto naturale il distanziamento tra individui, è fondamentale l’instaurazione dei contatti tra gli stessi, anzi, forse proprio ora è maggiormente avvertita quest’ esigenza di apertura agli altri, o meglio con i propri simili, con i quali adottare un linguaggio comune dettato dalla stessa sensibilità; la condivisione a volte rende più sopportabile la pressione degli eventi.

Ora che il ritmo delle mie giornate è stato vorticosamente scombinato, rallentato, ho l’esigenza, oltre che di tenermi costantemente aggiornata sulla situazione reale che confido sempre possa essere foriera di inversione di trend: meno morti, meno contagi, meno disagi; di mantenere saldo e sempre presente il contatto con la mia famiglia e le mie poche ma sincere amicizie. Scopro di avere un sentito interesse a conoscere come stiano le persone, come abbiano riorganizzato il loro tempo, vorrei far sentire loro la mia vicinanza senza alcuna invadenza.

Abbiamo trascorso da poco la ricorrenza della Santa Pasqua, probabilmente la voglia di festeggiare è sembrata inusuale nel contesto che viviamo, ma se riflettiamo sul significato più profondo della celebrazione pasquale, intesa come liberazione, come passaggio dalla morte alla vita, ovvero rinascita, viene quasi naturale fare una trasposizione su un piano fattuale.

La rinascita. Ho provato più volte ad immaginare il periodo della rinascita di tutti, purtroppo prima o poi bisognerà fare la resa dei conti, e i numeri corrisponderanno ad immani perdite umane. Non sarà tutto come prima nonostante la caparbia esigenza di stabile quotidianità.

Questa pandemia, una volta emarginata, avrà causato inevitabilmente cambiamenti, come un’onda anomala che si appresta a far ritorno verso il mare, porterà alla luce i reali danni causati dalla sua potenza devastante. Ci sono famiglie che dolorosamente dovranno abituarsi ad una nuova normalità che prevede purtroppo l’assenza fisica dei proprio cari. Prego Dio affinché dia loro un ancorato sostegno. Io invece credo porterò con me nella nuova normalità un bagaglio leggero fatto di essenziale. Darò un nuovo valore a ciò che ho, spero di essere forte da non perdermi in vane pretese; sufficientemente saggia per riconoscere la mia limitatezza e finitezza; umile per correggere ciò che è nelle mie possibilità affinché la mia esistenza possa essere di compagnia, utilità nel cammino condiviso con i consociati, nel viaggio della vita. Perché ho capito finora che siamo soli fin quando non ci aggrappiamo alla speranza dell’unitaria solidarietà.

Scoperto il velo dell’illusione delle vanagloriose convinzioni di esseri sicuri, respirare nell’ aria la tangibilità dell’ effimeratezza e della fragilità dell’esistenza, mi porta oggi ad esprimere ciò che non avrei per mia natura riservata mai fatto, dire senza vergogna o paura: “ti voglio bene, mi manchi, ti penso”, espressioni che talvolta ho notevole difficoltà a pronunciare, imparate dalla genuità dell’insegnamento più puro, più spontaneo dei miei nipoti, dei bambini tout court, i nobili maestri di vita, perché in fondo l’unica pandemia che necessita di diffondersi a macchia d’olio è un contagio d’amore.

Alessandra Fiorillo

 

Amore in fuga

Come l’eclisse di una luna luminosa
comparsa in lento cammino
capolinea tra le nuvole alla ricerca del destino

Un cuore che vaga nel silenzio
di quella notte solitario in un deserto
alla ricerca di un eco che
arriva da lontano sulle ali dell’etere
senza anima

Un sorriso, un incontro, un abbraccio e
un affetto frettoloso

uno sguardo
silenzio totale a intermittenza

la luna in ritirata
agonizzante appariva quell’eclisse
come un’anima persa
senza bagagli ne dimora fissa

le nuvole ammassate in fuga
da una storia appena nata
e in attesa di un ignoto destino

senza molto da raccontare
si lascia morire
senza neanche un corpo
da seppellire.

Jean Bassmaji