L’allarme del prefetto: “La ‘ndrangheta si sta riorganizzando”

Ne e' convinto il prefetto di Reggio Emilia, Maria Forte, che ne ha parlato alla commissione parlamentare antimafia

REGGIO EMILIA – La ‘ndrangheta in Emilia, dopo le stangate giudiziarie e i ripetuti sequestri patrimoniali, si riorganizza ora nel silenzio. Ne e’ convinto il prefetto di Reggio Emilia, Maria Forte, che ne ha parlato alla commissione parlamentare antimafia, dove e’ stata ascoltata in Senato lo scorso febbraio. Il quadro tratteggiato dal prefetto fa cosi’ da sfondo all’inizio del processo d’appello di Aemilia previsto domani a Bologna.

Secondo Forte, in particolare, “l’entita’ delle pene, il numero degli imputati condannati e gli ingenti sequestri patrimoniali rappresentano indubbiamente una battuta di arresto per la consorteria criminale capeggiata da Nicolino Grande Aracri, che sara’ inevitabilmente costretta, con gli esponenti ancora in liberta’, a riorganizzare le proprie attivita’ sul territorio”.

Non e’ un caso che dal 2015 (anno degli arresti di Aemilia, ndr) “nella provincia di Reggio Emilia si e’ registrata una drastica riduzione dei reati che maggiormente avevano creato allarme sociale (in particolare incendi e altri episodi intimidatori) e avevano suscitato l’interesse dei media per la presenza della criminalita’ organizzata”. Dunque “e’ ragionevole ritenere che l’associazione criminale, quale prima strategia di reazione, continui a non innalzare ulteriormente il livello di attenzione con la commissione di reati eclatanti”.

Per quanto riguarda la possibile riorganizzazione degli “affari” della cosca, Forte cita l’arresto del marzo del 2019 di due persone di origine cutrese, collegate a famiglie intranee alla ‘ndrangheta, sorprese con oltre un chilo di cocaina. Un episodio “particolarmente evocativo di una possibile nuova strategia criminale, poiche’ l’attivita`della cosca aveva fatto registrare, negli anni, un’evoluzione di tipo assolutamente diverso”.

Infatti “dall’iniziale commissione di reati collegati al traffico di stupefacenti, in particolare negli anni ’90, si e’ passati, negli anni 2000, alla commissione di reati di natura prevalentemente finanziaria ed economica, in particolare l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, il riciclaggio, le estorsioni, l’usura e il reimpiego di capitali”. Alla commissione il prefetto di Reggio annuncia infine di aver definito un cronoprogramma di incontri con gli enti locali in ordine alla destinazione dei beni confiscati, nessuno dei quali e’ stato ancora riassegnato. Anche a causa, dice Forte “della scarsa conoscenza nel territorio delle procedure di destinazione”.

Brescello era appena sciolto, ma il fratello del boss chiese l’iscrizione alla White list
Francesco Grande Aracri, fratello del boss della ‘ndrangheta emiliana Nicolino e figura chiave dell’inchiesta Grimilde sul radicamento della consorteria nella bassa reggiana e in particolare a Brescello tento’ nel 2017, quando l’amministrazione comunale era commissariata dopo lo scioglimento per mafia, di iscrivere una sua azienda alla white list. Lo ha detto il prefetto Forte alla commissione.

Del paese di Peppone e Don Camillo, di recente ancora sotto i riflettori per la violazione delle misure anti covid 19 in occasione del funerale del suocero del boss, il Prefetto sottolinea: “Dal momento dell’insediamento della nuova amministrazione la Prefettura ha posto in essere un costante monitoraggio con riferimento alle delibere adottate e agli affidamenti determinati”.

In tale contesto “e’ stato possibile intercettare anche l’istanza avanzata da Grande Aracri Francesco per l’iscrizione nell’elenco delle white list della prefettura di Reggio Emilia avanzata l’8 settembre 2017, quindi ancora in costanza di commissariamento (dal 2016, ndr)”. Forte fa poi il punto sulle attivita’ di accertamento coordinate dal suo ufficio propedeutiche all’adozione di provvedimenti interdittivi antimafia e sulle iscrizioni alla lista delle imprese “pulite”.

Su quest’ultimo punto si rileva cosi’ che “rispetto agli elevati numeri di istanze di iscrizione pervenute fino al 2016, gia’ partire dal 2017 si registra un trend decrescente, proseguito nel 2018 con 791 istanze e nel 2019 con 556 istanze”. Per quanto riguarda le richieste da parte di soggetti pubblici della documentazione antimafia di aziende si e’ invece assistito ad un aumento.

In particolare le richieste di comunicazioni pervenute in Prefettura sono state 4676 nel 2018, e 6.618 nel 2019, mentre le informazioni (atti piu’ “pesanti” che attestanto anche il tentativo di infiltrazoni mafiose) sono state 2.153 nel 2018 e 2.176 nel 2019. L’anno scorso, la Prefettura ha emesso dieci dinieghi di iscrizione alle white list e cinque “dinieghi” di comunicazione trasformatisi in interdittive. “Quindi, nella sostanza, sono stati adottati 15 provvedimenti atecnicamente definiti interdittive”.

Le imprese colpite, appartengono ai settori della demolizione di edifici e altre strutture, del movimento terra, dello smaltimento rifiuti, de noli a freddo di macchinari, ma anche, sottolinea il prefetto “attivita’ commerciali e produttive”. Forte sottolinea anche che “l’attivita’ amministrativa ha peraltro retto anche in sede giurisdizionale-amministrativa, dove ha ricevuto il positivo vaglio di legittimita’”. Infatti, “tutti i ricorsi avverso i provvedimenti prefettizi, compresi quelli del 2019, sono stati respinti in sede cautelare e di legittimita’ dalla competente autorita’ sia di primo che di secondo grado”.

In quelle sedi “l’orientamento difensivo dei destinatari dell’interdittiva e’ stato costantemente mirato a svilire la portata degli esiti indizianti, a parcellizzare il quadro indiziario e a paventare il profilo discriminatorio dei provvedimenti verso la comunita’ calabrese”. Da tutto questo, conclude Forte si evince che la criminalita`calabrese “sia dominante rispetto ad altre in questa provincia e continui a rappresentare al momento un non comune rischio di infiltrazione nei contesti economici e sociali” (fonte Dire).