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I commercianti replicano al sindaco: “Stupiti e delusi dalle sue parole”

Gli esercenti che erano in piazza Prampolini lunedì scorso: "Speriamo che possa invitarci come piccola delegazione che rappresenta, nei fatti, il settore commerciale reggiano, per affrontare sul serio le nostre richieste"

REGGIO EMILIA I commercianti che erano in piazza Prampolini a manifestare lunedì scorso hanno mandato una lettera al nostro giornale in cui replicano al sindaco Vecchi che, nel corso della sua consueta diretta Facebook serale di martedì, aveva stroncato la loro protesta definendola “una pagliacciata” e aggiungendo che “c’era poco di reggiano”. Concludendo che “per gli esorcisti e gli esagitati qui non c’e’ spazio”.

Signor sindaco, siamo rimasti molto stupiti e delusi dalle sue parole. Vorremmo innanzitutto ricordarle che lei non ci ha degnato della sua presenza, ma, soprattutto, lei deve capire che, dicendo che le persone che hanno manifestato il 4 maggio davanti al municipio hanno ben poco di reggiano, commette una discriminazione. Lei capisce che, dicendo che per i toni usati non ha tempo da perdere, di fatto, oltre che a dimostrare arroganza, evita il confronto sui principali problemi della economia locale ed italiana?

Queste parole discriminatorie ce le spieghi meglio. Vogliono dire che ci sono cittadini di serie A e di serie B? Le ricordiamo che le persone che hanno manifestato erano liberi professionisti, imprenditori, esercenti e lavoratori che pagano le tasse al Comune ed allo Stato italiano. Siamo microimprese fatte di persone italiane, signor sindaco. Col nostro sudore diamo vita a famiglie e alimentiamo altre famiglie o persone che, di fatto, costituiscono la comunità di Reggio Emilia di cui lei è il primo cittadino e responsabile amministrativo.

In questo periodo, causa la chiusura delle attività, queste microimprese hanno subito perdite economiche quasi irrecuperabili. Queste persone, nonostante che lei le voglia discriminare come non reggiane (a che fine poi non si capisce), sono lavoratori e, ahimè per lei e per il suo modesto giudizio, oltre che reggiane (vedi visure camerali) soprattutto italiane.

Queste persone (noi e quelle che ancora non hanno il coraggio di protestare) esasperate dalla mancanza di tutela nei loro confronti da parte sua e della giunta pretendono invece risposte immediate a garanzia della economia locale. Queste risposte, ad orecchie sorde come le vostre, vanno urlate e non sussurrate ad oggi ed a quasi 3 mesi di lockdown. Tre mesi di chiusura sono il 25% del fatturato. Le chiedo quale azienda può permettersi di perdere un quarto del fatturato?

Siamo tutti commercianti e dipendenti che paghiamo le tasse al Comune di Reggio Emilia ed allo stato italiano, le nostre società sono tutte iscritte all’albo della camera di commercio di Reggio Emilia ed i dipendenti che erano in piazza lavorano anche loro nella provincia.

Mia moglie Kristina è russa ed è ristoratrice, Maurizio, parrucchiere, è pugliese, Mariano, parrucchiere, è campano, Franco, imprenditore edile, è di Cutro, Simona, negoziante, è reggiana, Giovanni, rappresentante, è di Crotone, Alessandro è titolare di una palestra a Reggio Emilia. Ma se non lo fossero? Un non reggiano non può protestare?

Le chiedo: per lei siamo buoni per Reggio solo quando le paghiamo le tasse locali? Si ricorda che noi manifestanti del 4 maggio le abbiamo scritto sui social per organizzare un incontro? Lei non ci ha nemmeno risposto. Lei ha mancato di senso istituzionale e civico ed è un comportamento inaccettabile per una democrazia.

Per far sapere a tutti come sono andate davvero le cose diciamo anche che il pomeriggio del 4 maggio, dopo aver aspettato per 30 minuti il suo arrivo e ricevendo nel frattempo gli insulti della persona che lei ha dichiarato essere un anziano partigiano (circa 50 anni quindi di sicuro non un partigiano che ha cominciato ad inveire contro noi commercianti con parole tipo “fascisti di merda vi porteremo in piazzale Loreto’’ ed inneggiando Bella Ciao mentre mostrava i suoi attributi poi allontanato dalla Digos) abbiamo ovviamente alzato il volume della voce. Esiste per lei una protesta che non abbia nel tono della voce l’espressione del risentimento che la muove? Cosa si aspetta? Possiamo capire che le piacciano i teatrini simbolici, ed inutili quindi, di consegna chiavi, ma mi dica se, secondo lei, siamo così stupidi da accettare queste buffonate.

Noi, come tutti i lavoratori, muoviamo quattrini e rappresentiamo la microeconomia locale. Noi non stiamo nei palazzi, ma in mezzo alla gente a lavorare, pretendiamo rispetto e ci permettiamo di dirle che siamo in grado di guardarla negli occhi da pari, perché sappiamo cosa vuol dire amministrare una impresa e le diciamo che le misure prese dal governo sono scarse ed inutili. Basta scuse dicendo che il Comune è il Comune e lo Stato è lo Stato. Voi siete stato eletto in una lista di un partito nazionale, quindi parliamo con lei perché così può prendere il telefono in mano e chiamare qualcuno a Roma. Che altro dovremmo fare?

Lei si deve vergognare di averci mandato qualcuno solo in un secondo momento, perché Gianluca Vinci (deputato della Lega, ndr) è entrato in Comune cercando di convincere qualcuno ad uscire. Noi commercianti abbiamo lasciato un foglio scritto a mano frutto del confronto con gli altri manifestanti. In merito a quegli appunti non abbiamo ricevuto alcuna risposta nel suo comunicato, ma solo insulti verbali.

Noi commercianti, per un motivo o per l’altro, siamo in grande difficoltà. Fra di noi c’è chi ha appena aperto l’attività ed è pieno di debiti, altri hanno attività con costi di esercizio molto alti che non possono rimanere chiusi senza incassare denaro. A lei come sindaco è richiesto di tutelare il commercio locale o ci sbagliamo? Le richieste da tutta Italia, signor sindaco, sono ben precise e sono sempre quelle e non sono pagliacciate come ha dichiarato lei.

Lei si deve vergognare di fare certe affermazioni davanti a gente che, dalla prossima settimana, non avrà più nulla da mettere nel piatto. Questa gente, fino ad ora, è stata corretta con lei pagando tutte le utenze e le tasse dovute. Ad oggi non è arrivato ancora nessun tipo di aiuto di quelli promessi da questo governo di cui il suo partito fa parte.

Tra rimandi e ‘’balle’’, a partire dai 600 euro, soldi zero. C’è chi non ha ancora ricevuto la cassa integrazione. La richiesta dei 25.000 euro? Per il momento in ‘’stand by’’ come tutti noi commercianti, imprenditori e lavoratori scesi in piazza il 4 maggio. Da qua scaturiranno chiusure e disoccupazione. Capisce il problema reale?

Abbiamo diritto ad essere ricevuti da lei come rappresentante politico più vicino a noi di questo governo. Se fossimo stati violenti, come da vostre dichiarazioni, la Digos non avrebbe portato via l’esibizionista che cantava nudo Bella Ciao ma qualcuno di noi. Si prenda le responsabilità senza nascondersi dentro al palazzo. Speriamo che possa invitarci come piccola delegazione che rappresenta, nei fatti, il settore commerciale reggiano, per affrontare sul serio le nostre richieste e per recuperare almeno parte della sua credibilità.

Hermes Ferrari, Alessandro Giudici, ……. in nome di tutti i manifestanti del 4\05\2020