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Governo e Regioni al lavoro sull’anticipo delle aperture

Il governatore di Veneto ed Emilia Romagna sono ottimisti. Il governo rinuncia alla procedura accelerata sulla Calabria. Annunciato al Tar di Catanzaro dall'Avvocatura, sabato udienza. Legali della Regione Calabria: la Consulta deve valutare il ricorso

REGGIO EMILIA – L’ordinanza della Regione Calabria resta ancora al centro dello scontro con il governo. “Il Dipartimento per gli Affari regionali precisa che la richiesta del Governo nel ricorso e nelle successive note di replica è stata di avere un provvedimento monocratico immediato a tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini calabresi. L’Avvocatura dello Stato, a fronte della prospettata volontà del Presidente del Tar Calabria di rimettere la decisione ad un’udienza collegiale, ha rinunciato ai termini a difesa solo ed esclusivamente per avere un’udienza il prima possibile, ossia già il 9 maggio”. Così il Dipartimento per gli Affari Regionali.

“Resta, infatti, semmai aggravata, la preoccupazione e l’esigenza di avere una pronuncia cautelare urgentissima a salvaguardia della pubblica e privata incolumità”, conclude la nota del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie.

L’avvocatura dello Stato, per conto del Governo, ha rinunciato alla procedura accelerata con la richiesta di decreto cautelare monocratico al presidente del Tar di Catanzaro nel procedimento aperto contro la Regione Calabria per l’ordinanza della presidente Jole Santelli che consente il servizio ai tavoli, se all’aperto, per bar e ristoranti. Lo hanno annunciato i legali nel corso dell’udienza. Il presidente del Tar ha quindi fissato per sabato alle 9.30 l’udienza collegiale che esaminerà il ricorso.

Intanto il governatore dell’Emilia Romagna Bonaccini annuncia che “se tutto andrà come ci auguriamo i tempi previsti, ad esempio il 1 giugno per bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti, potranno essere anticipati”.

“Stiamo lavorando con il governo sull’ipotesi di poter avere un anticipo sulle riaperture rispetto alla data del 18 maggio”, ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia. “Potrebbe essere l’occasione – ha proseguito – di dare competenze in maniera differenziata alle Regioni sui propri territori. Se siamo responsabili della salute dei cittadini, è altrettanto vero che il presidente di una Regione possa decidere se aprire. Tutti abbiamo coscienza della messa in sicurezza, ma quando un operatore ha la protezione e il cliente ha la protezione siamo convinti che sia più che sufficiente – ha concluso – a garantire la salute di entrambi”.

“Questo – ha proseguito Zaia – è un ragionamento che stiamo facendo. Siamo anche convinti di un fatto, che potrebbe essere l’occasione, e ho visto che il ministro Boccia ha fatto un’apertura in questo senso, di dare competenze in maniera differenziata”. Secondo Zaia “ci vuole buonsenso in un Paese che è l’Ufficio complicazione affari semplici. Io spero che si possa portare a casa l’obiettivo di avere le Regioni delegate a decidere nei propri territori. Non voglio parlare ancora di autonomia, però è anche questa una forma di autonomia che potrebbe essere utile, visto e considerato che abbiamo capito che le diverse Regioni hanno avuto diversi risultati e diversi servizi erogati per la tutela della salute, l’una dall’altra. Ogni Regione ha la sua storia sanitaria, ha le sue scelte sanitarie, per cui penso che questo sia importante ricordarlo”, ha precisato.

Il presidente veneto ha quindi ricordato che “dal 10 aprile abbiamo i dati epidemiologici in calo. Sappiamo che bisogna mantenere la guardia alta, però è pur vero che ci sono categorie come parrucchieri, acconciatori, estetiste e negozianti ancora chiusi. Noi non possiamo aprirle, non c’è base giuridica, se lo facessimo l’ordinanza durerebbe come una stella cadente, e lo dice uno che ha avuto il coraggio di fare scelte controcorrente. Dall’altro c’è anche da dire – ha concluso – che si rischia di mettere nei guai le persone”.