Frode con fatture inesistenti: perquisizioni anche a Reggio

Sette arresti e un maxisequestro: al centro due imprenditori, uno già condannato per 'ndrangheta

REGGIO EMILIA – E’ di sette arresti (sei persone in carcere e una ai domiciliari), 36 indagati (con oltre 120 capi di imputazione per reati tributari e fiscali) e un maxi sequestro di beni del valore equivalente di quasi 12 milioni (tra cui lingotti d’oro), il bilancio dell’operazione “Work in progress”, conclusa oggi dalla Procura di Parma.

Una ventina di perquisizioni, con 200 finanzieri, sono in corso a Parma, Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Lodi, Torino, Palermo, Agrigento e Caltanissetta. Il procuratore capo di Parma Alfonso D’Avino, illustrando i dettagli dell’operazione, ha chiarito stamattina che visti i legami di Franco Gigliotti con la criminalita’ organizzata di matrice ‘ndranghetistica “siamo disponibili a trasmettere gli atti alla Procura distrettuale antimafia, ma allo stato vengono contestati solo reati fiscali”.

Un’inchiesta iniziata dalla Guardia di finanza del capoluogo ducale circa due anni e mezzo fa e coordinata dal sostituto procuratore Paola Dal Monte, che ha disarticolato un’associazione per delinquere dedita a delitti di frode fiscale nel settore della metalmeccanica e dell’impiantistica industriale.

Figure chiave delle indagini finite sotto la lente di Fiamme Gialle e Procura sono gli imprenditori Franco Gigliotti (gia’ condannato in primo grado a Catanzaro nel processo Stige per il reato di associazione mafiosa in quanto organico alla cosca di ‘ndrangheta Farao- Marincola) e Francesco Ingegnoso, rispettivamente al timone dei consorzi Gf Nuove tecnologie (oggi stell-tech) e Ifc Impianti, entrambi operanti dell’impiantistica industriale, che con le proprie societa’ consorziate annoverano tra i propri clienti anche importanti aziende del settore delle province di Parma e Reggio Emilia.

Come appurato dai finanzieri i due consorzi, attraverso 18 imprese “cartiere” (di cui tre aperte fittiziamente in Romania) hanno emesso in quattro anni fatture per operazioni inesistenti per un importo di oltre 60 milioni e maturato crediti tributari fittizi utilizzati in compensazione di debiti fiscali per oltre tre milioni e mezzo. Per le triangolazioni fittizie con le societa’ in Romania, inoltre e’ stata contestata la anche transnazionalita’ del reato, cioe’ la commissione di reati in piu’ stati dell’Unione Europea.

I due consorzi incriminati agivano secondo un schema rodato, articolato sostanzialmente in tre momenti. Il primo consisteva nell’accappararsi affidamenti di lavori sempre piu’ cospicui e prestigiosi da parte di societa’ del parmense o del reggiano. Attraverso una serie di prestanome poi, i lavori dei committenti venivano eseguiti utilizzando lavoratori regolarmente assunti e retribuiti ed emettendo regolari fatture. Contemporaneamente pero’, con le fatture fittizie emesse da numerose societa’ cartiere, i consorzi riuscivano ad abbattere il reddito imponibile ed ottenere consistenti crediti Iva, con cui compensare debiti fiscali o comunque riuscendo a proporre i propri servizi a prezzi estremamente concorrenziali ed a conquistare consistenti quote di mercato.

La Guardia di Finanza ha inoltre accertato che le provviste di denaro incassate a fronte delle fatture fittizie venivano prelevate direttamente in contanti da diversi bancomat o convogliate su carte di credito prepagate per fungere da riserve occulte di liquidita’. Tra gli arrestati oltre a Franco Gigliotti, anche il cugino Giuseppe Gigliotti, che oltre a guidare due consorziate della Gf Nuove tecnologie e a collaborare con le “cartiere”, era stato coinvolto anche nell’incendio a fini estorsivi appiccato alla sede di un’azienda concorrente, intenzionata a partecipare ad una gara d’appalto sui cui i Gigliotti avevano messo gli occhi.

In manette anche Pasquale Romeo, legale rappresentante di una delle societa’ consorziate e il consulente fiscale Ennio di Pietro che ammantava di regolarita’ le scritture contabili e procedeva alla compensazione dei debiti. E ancora Franco: Franco Ingegnoso, Alessandro Vitale e Michele Mari, tutti a vario titolo accusati di aver supportato o organizzato le truffe fiscali.

Quanto al sequestro, il Gip del tribunale di Parma lo ha disposto innanzitutto a carico delle circa 20 societa’ a vario titolo coinvolte nelle illecite operazioni fiscali, ma se necessario attingendo anche al patrimonio personale dei loro rappresentanti legali. Al momento e’ stato disposto il blocco della liquidita’ presente sui rapporti finanziari di 24 distinte persone giuridiche ed il sequestro di 75 immobili, 49 autoveicoli e 55 quote societarie. Rinvenuti anche piccoli lingotti d’oro (fonte Dire).