Cultura in ginocchio, i sindaci: “Pronti a fare la nostra parte”

I primi cittadini della Provincia: "Non appena saranno definite regole chiare, protocolli e un piano concreto di sostegno al settore da parte del Governo"

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REGGIO EMILIA – Fra i settori più sofferenti per le chiusure imposte a causa dell’emergenza sanitaria vi è certamente il mondo della cultura (leggi qui l’appello), tutta una rete di professionisti, imprese culturali, compagnie, associazioni e circoli che contribuiscono quotidianamente a definire l’identità di un territorio.

In attesa di conoscere i piani del Governo sul tema della riapertura dei luoghi culturali (teatri, cinema, circoli, sedi di associazioni eccetera) e su quali saranno le nuove norme e protocolli da seguire per poter riprendere le attività (che coinvolgono un ampio spettro di eventi, da quelli all’aperto fino alle attività nelle scuole), un sostegno al mondo della cultura arriva direttamente dai Sindaci dei 42 Comuni della Provincia di Reggio Emilia, un territorio custode di un ricco patrimonio artistico, da sempre riconosciuto per il fermento, la nascita di idee e talenti.

Questo il documento sottoscritto dal presidente della Provincia Giorgio Zanni e da tutti i sindaci in risposta all’appello lanciato dalle scuole teatrali reggiane.

Come sindaci riconosciamo il valore di un patrimonio che rappresenta il collante del nostro vivere sociale e civile e che si articola in una vasta e straordinaria rete che tiene insieme persone e luoghi, memoria e futuro: stagioni teatrali, concerti, conferenze, iniziative culturali. Tutto questo è un vero nutrimento per le nostre comunità e una grande opportunità soprattutto per le giovani generazioni che si avvicinano al teatro, alla musica o alla danza.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria tutto il mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo si è fermato. La necessità di garantire un distanziamento fisico tra le persone ha inevitabilmente sospeso ogni attività in essere nei nostri territori, fermando l’opera di numerosi professionisti e addetti ai lavori, la maggior parte dei quali privi di ammortizzatori sociali. Occorre, infatti, sempre ricordare che Cultura non è solo passione, ma è anche economia e che intorno al fare cultura si articola un vasto mondo di lavoratori.

Consapevoli che il distanziamento fisico non può significare distanziamento sociale, vogliamo raccogliere il loro appello per farci portavoce di questa situazione ed esprimere tutta la nostra preoccupazione per il perdurare dello stato di incertezza che rischia, prima di tutto, di causare danni irreparabili ai professionisti e alle realtà che vivono di cultura e, conseguentemente, di impoverire profondamente le nostre comunità che, intorno ai teatri, ai festival, alla musica, alle scuole di teatro, di danza e di musica, si ritrovano e crescono.

Anche in questo caso, il pragmatismo che contraddistingue il nostro territorio – unito ai valori e al senso di prospettiva – ci guideranno nel trovare risposte concrete a sostegno di tutto il mondo della cultura per ripartire in totale sicurezza e ridare certezze a un settore che, al momento, ne ha realmente poche. Pronti a fare la nostra parte non appena saranno definite regole chiare, protocolli e un piano concreto di sostegno al settore da parte del Governo.

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