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Coronavirus, la profezia di Orwell si è compiuta

L'incubo distopico del Grande Fratello è già fra noi. Nel nome del diritto alla salute sono state compresse libertà fondamentali. Ma una vita così è degna di essere vissuta?

REGGIO EMILIA – Qualche mese prima che sprofondassimo nell’incubo del Coronavirus, ho visto la rappresentazione teatrale di 1984, il capolavoro di George Orwell, al teatro Ariosto, con la regia di Matthew Lenton. Il regista britannico fa un esplicito riferimento, nel suo spettacolo, ai social network e mostra come il mondo distopico immaginato dal grande scrittore oggi sia più attuale che mai e si domanda quanto è improbabile che, in un mondo costantemente sorvegliato, le autorità arrivino a controllarci del tutto.

Chissà cosa penserebbero Lenton e Orwell di quello che sta accadendo oggi con l’epidemia di Coronavirus in corso. Le nostre libertà, secondo quanto dicono i nostri governi, in nome di un bene superiore, la salute, sono state completamente azzerate. Non possiamo più votare (se qualcuno se lo è dimenticato in primavera in Italia c’era una tornata di elezioni regionali, ndr), non siamo liberi di uscire di casa, siamo controllati quando usciamo da forze di polizia e droni, la libertà economica è stata limitata, il diritto all’istruzione è stato fortemente limitato e il Parlamento è stato quasi completamente esautorato dalla decretazione d’urgenza. Dicono che, tra poco, ci daranno perfino una app per controllarci meglio. Poco fa ho partecipato a una discussione surreale su Facebook in cui si sosteneva che il prestito nelle biblioteche reggiane non è ancora concesso, perché si teme che i libri possano trasportare l’infezione. Lascio a voi ogni considerazione in merito.

Il Grande Fratello di Orwell era già fra noi con Echelon, Google, Facebook e i sistemi di videosorveglianza sparsi per tutto il pianeta, ma con l’epidemia di Coronavirus l’incubo distopico immaginato dallo scrittore britannico tocca vette mai raggiunte fino ad ora. Si dice che tutto questo viene fatto per la nostra salute. Tralascio qui il lungo elenco di fallimenti del nostro governo, su questo aspetto, nella prevenzione dell’epidemia e i tagli e le privatizzazioni a cui è stato sottoposto il nostro sistema sanitario da parte dei governi precedenti che, evidentemente, non erano così preoccupati allora di questo bene primario. Mi concentro sulla salute.

Ma veramente pensate, come si sente spesso dire, che la salute sia tutto? Io, con tutto il rispetto delle persone malate e di quanti, purtroppo, non ci sono più, mi permetto di dire che le cose non stanno proprio così. La salute è importante, ma non è tutto perché nella vita di un individuo ci sono anche altre cose altrettanto fondamentali. La socialità, la bellezza, la cultura. Ci hanno trasformati, in nome del diritto alla salute, in uomini e donne il cui unico scopo nella giornata è uscire, produrre (sì perché molte aziende sono sempre rimaste aperte, ndr), tornare a casa, chiudersi dentro e mangiare.

Ma, vedete, gli esseri umani non sono solo questo. Una vita così non è degna di essere vissuta. Le persone hanno bisogno di incontarsi, parlarsi, amarsi, baciarsi, fare sesso. Sì, perfino questo viene proibito oggi dato che, se non convivi con qualcuno, non ti puoi incontrare. Vi ricordate il sex crime di 1984? Gli uomini e le donne hanno bisogno di cultura: di andare al cinema, a teatro, a vedere una mostra. Di viaggiare e di fare sport, singolarmente e in gruppo. Hanno diritto perfino di protestare, ma anche questo è stato tolto visto che non ci si può assembrare. Allora cosa ci rimane? Quanto può durare questa cattività come bestie in gabbia dove molti di noi sono diventati i delatori gli uni degli altri, esattamente come i bambini denunciavano i genitori in 1984? Quanto possono durare, senza abbrutire completamente la popolazione italiana, le continue iniezioni di paura, avvertimenti e divieti che ci vengono somministrate dal governo e dai nostri mass media?

La Fase 2 si aprirà lunedì e assomiglia maledettamente alla Fase 1. Il nostro Paese e molti altri paesi europei stanno sperimentando una torsione delle libertà democratiche che, a lungo andare, rischia di fare danni ben peggiori del Coronavirus. Sarebbe ora che qualcuno rinsavisse e tornasse a mettere al centro di tutto non solo la salute, ma anche i diritti delle persone. Perché, se è vero che senza salute non posso godermi una vita vera, è altrettanto vero che non si può vivere senza tutti i diritti che ci sono stati negati in questi mesi. Perche, vedete, cari governanti, il diritto alla salute va contemperato tenendo conto della presenza di tanti altri diritti che sono altrettanto fondamentali per la nostra vita e che pure loro sono costituzionalmente garantiti.

Paolo Pergolizzi