Aemilia ’92, processo verso conclusione: verso richiesta pena

Il pubblico ministero Beatrice Ronchi ha annunciato questa mattina che nell'udienza di venerdi' prossimo concludera' la sua requisitoria

REGGIO EMILIA – Si avvia verso la conclusione il processo “Aemilia 1992”, celebrato a Reggio Emilia, sugli omicidi di Nicola Vasapollo e Giuseppe Ruggiero avvenuti in terra reggiana 28 anni fa e maturati nella guerra di ‘ndrangheta per il predominio nel nord Italia.

Il pubblico ministero Beatrice Ronchi, infatti, ha annunciato questa mattina che nell’udienza di venerdi’ prossimo concludera’ la sua requisitoria e formulera’ le richieste di pena per gli imputati (il boss Nicolino Grande Aracri, Angelo Greco, Antonio Le Rose e Antonio Ciampa’), tutti accusati di omicidio aggravato dal metodo mafioso per aver a vario titolo concorso all’organizzazione o all’esecuzione dei delitti.

I difensori hanno invece chiesto di poter esporre le proprie arringhe dopo uno “stacco” di 15 giorni, da un lato per approfondire gli atti depositati ma soprattutto perche’, a causa dell’emergenza covid, molti legali che esercitano in Calabria non hanno ancora a disposizione i collegamenti aerei per poter partecipare alle udienze. L’istanza verra’ valutata nei prossimi giorni. Nel frattempo Ronchi ha continuato oggi ad illustrare, per perorarne l’attendibilita’, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Valerio, che partecipo’ come autista all’agguato mortale contro Giuseppe Ruggiero, messo in atto con un’azione eclatante.

Per stanare il loro “bersaglio” dalla casa di Brescello in cui era agli arresti domiciliari, infatti, i killer decisero di travestirsi da Carabinieri e simulare un controllo. Vicenda che Valerio, sottolinea il Pm, racconta con dovizia di particolari, incluse le battute che gli uomini della ‘ndrangheta si scambiarono per esprimere il loro disappunto nel dover indossare divise delle forze dell’ordine: “Per questo cornuto (Ruggiero, ndr) dobbiamo pure vestirci da Carabinieri”.

Un punto su cui la versione di Valerio diverge da quella di un altro ‘ndranghetista passato alla giustizia, Angelo Salvatore Cortese, e’ relativo alla partecipazione all’omicidio del killer professionista Aldo Carvelli di Cremona, detto “sparalesto”. Cortese esclude che facesse parte del gruppo di fuoco, ma Valerio dice di ricordarlo bene, quando lo conobbe nel capannone di Cella a Reggio Emilia che fu usato come base logistica dell’operazione.

Anche perche’, sottolinea il pubblico ministero, un mese prima Carvelli aveva ucciso Dramore Ruggiero, fratello di Rosario Ruggiero (detto tre dita), un dettaglio che Valerio non avrebbe potuto dimenticare. Carvelli aveva infatti eliminato il fratello dell’uomo che a sua volta, anni prima, aveva ucciso in Calabria il padre di Valerio. Il cosiddetto “falegname” contro cui l’odierno collaboratore di giustizia cercava vendetta da tutta la vita.