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“Acqua pubblica, Vecchi si astiene da sé stesso”

Il Comitato Acqua bene comune: "Così nega il suo ruolo di rappresentante di tutti i cittadini e di garante della trasparenza nella gestione dei beni pubblici"

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REGGIO EMILIAVenerdì scorso è andato in scena qualcosa di surreale nella Commissione consiliare sul ricorso che Iren ha recentemente presentato contro il bando Atersir per la gestione del servizio idrico. Il sindaco di Reggio Emilia deve aver contratto la sindrome di Scajola, perché sull’acqua pubblica sono passati cinque anni a sua insaputa. Decantato lo stupore, passiamo ai fatti, se ancora interessano in questa città.

Luca Vecchi ha mentito clamorosamente quando ha affermato che il terminal value, ovvero il costo dell’operazione di ripubblicizzazione, avrebbe generato un indebitamento di diverse centinaia di milioni di euro. Dato che nessuno in quella sede lo ha smentito, lo facciamo noi.

La ripubblicizzazione avrebbe creato, nel 2015, un debito di 125 milioni, di cui una ventina relativa all’Iva (dunque una semplice anticipazione). L’indebitamento da sostenere per recuperare le risorse necessarie sarebbe stato tranquillamente rimborsato dato che, grazie al tradimento della volontà referendaria del 2011, il servizio idrico oggi remunera integralmente i costi ed è un investimento redditizio. Indebitamento che, peraltro, oggi è in carico a Iren, che ha fatto di tutto per non mollare il boccone ghiotto.

Il sindaco ha altresì osservato che i governi dell’epoca non hanno aiutato in nessun modo l’idea di ripubblicizzazione: ha cioè delegittimato il suo stesso partito. Vecchi ha poi motivato la necessità di astenersi per l’appartenenza al patto di sindacato, che, a dire del novello Scajola, gli impedisce di essere esplicito sull’impugnazione di Iren, negando così il suo ruolo di rappresentante di tutti i cittadini e di garante della trasparenza nella gestione dei beni pubblici. Il socio al 6,84% si astiene dunque da se stesso.

Ma non è finita. Se si avesse il coraggio di guardare oltre i cavilli, si comprenderebbe che Iren non gradisce l’ipotesi di governance scritta nel bando: quel modello, certo blando e deludente, tanto da tradire le speranze nostre e di 265.000 reggiani, modifica tuttavia la gestione attuale, dove l’azienda non ha sostanzialmente alcun controllo esterno e fa profitti su un bene che dovrebbe essere nostro. Invece di astenersi, sarebbe il caso di leggere nelle pieghe della governance e dei risultati economici per capire cosa è accaduto.

Se Vecchi si astiene da sé, noi non lo faremo. L’acqua è della città, non di Iren.

Comitato Acqua bene comune

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