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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Un commerciante: “Abbandonato dallo Stato a pagare bollette e fornitori”

Pietro Gualerzi: "Aspettare altri 20 giorni è un colpo mortale. Sono stanco delle chiacchiere e delle parole roboanti a reti unificate che preannunciano milioni di euro, ma che, in realtà, sono solo debiti da accumulare. Ci vogliono aiuti mirati, immediati e concreti"

REGGIO EMILIAPubblichiamo questo sfogo di un imprenditore di Cavriago, Pietro Gualerzi, preso dalla sconforto dopo aver assistito al discorso del premier Giuseppe Conte ieri sera. Il signor Gualerzi, proprietario dell’omonimo e storico negozio nel paese della Val d’Enza che vende biancheria, intimo, tendaggi e materassi, ci tiene a fare sapere che lui vuole rispettare tutte le misure di sicurezza e distanziamento sociale, ma deve riaprire per non fare morire la sua attività.

Anche questa notte ho dormito male e così, alle 5, ero già in piedi. Come la mattina di quel lontanissimo 12 di marzo, giorno della chiusura del negozio, avevo la testa piena di pensieri e di preoccupazioni e non riuscivo a dormire. Ieri sera il governo ha procastinato ancora la riapertura dei negozi e solo il 18 di maggio, forse, potrò anche io ricominciare a lavorare dopo 70 giorni di inattività forzata.

Quella grigia mattina di marzo cominciai a cercare di trasmettervi ciò che provavo e, fra le altre cose scrivevo: “Da molto tempo, sulle mie spalle, ho imparato che un lavoratore autonomo deve, ogni mattina, mettersi in gioco per costruire metodicamente le proprie azioni ed organizzare il proprio tempo al fine di riuscire a costruire il proprio reddito. Un lavoratore autonomo sa che non riceverà mai un aiuto dallo Stato, sa di non potersi ammalare, sa di non poter commettere errori e che la sua vita dipenderà dalla qualità del proprio impegno”.

Concludevo poi le mie considerazioni con queste domande: “Ma da oggi sono fermo. Questo virus micidiale sta bloccando tutto ed il governo ci fa chiudere. Stop. Anche la mia fantasia si blocca, il mio impegno non è più sufficiente a scavalcare questo ennesimo ed invalicabile ostacolo che mi si frappone davanti. Come faremo a fine mese quando dovremo pagare i fornitori? Come faremo a pagare le tasse? Come faremo a riprenderci dopo una simile mazzata alla nostra economia già malandata?

Sono domande a cui un venditore di lenzuola non sa dare risposta e così, memore delle solitarie battaglie combattute in 36 anni di lavoro autonomo in cui lo Stato non mi ha mai aiutato, attendo stoicamente la fine anche di questo incubo. Ebbene a quasi due mesi da queste domande nessuno mi ha ancora dato risposta. Come pensavo fin da principio nessuno, salvo la mia meravigliosa clientela, mi ha aiutato in questi giorni per pagare i miei fornitori e le bollette. Ho dovuto fare ricorso ai risparmi che, previdentemente, avevo accantonato durante la mia vita grazie alla proverbiale parsimonia che i miei amici ben conoscono.

Ma le mie preoccupazioni vanno al di la’ della mia situazione specifica e si estendono a tutto il mondo del tessile. Rimandare di altri 20 giorni la riapertura dei nostri negozi significa dare un colpo mortale ad un settore che era già fortemente in crisi. Questo prolungarsi della chiusura si riverserà sulla filiera produttiva che è fatta anche di piccole aziende artigiane che trovavano, nelle piccole botteghe come la mia, il loro naturale porto di sbocco alle proprie produzioni particolari.

Solo chi è addentro al nostro settore può capire le dinamiche che lo regolano e che, dopo la produzione primaverile non consegnata, è già saltata anche la programmazione di quella autunnale con inevitabili e gravissime ripercussioni occupazionali.

E’ necessario essere coscienti del disastro economico ormai in atto e agire di conseguenza. Non è più il tempo delle chiacchiere e delle parole roboanti a reti unificate che preannunciano milioni di euro, ma che, in realtà, sono solo debiti da accumulare. Ci vogliono aiuti mirati, immediati e concreti dal momento che migliaia di lavoratori si troveranno in breve tempo senza mezzi di sostentamento con grave turbamento delle loro famiglie e della nostra stabilità sociale nazionale. Vi auguro una buona giornata anche se oggi avrei preferito scrivere altro.

Pietro Gualerzi