Pandemia, un reggiano nella Grande Mela trafitta dal virus foto

Luigi Caroggio, 52 anni: "C'è gente in giro, anche se meno del solito. Qui, ancora, non hanno obbligato le persone a stare in casa. Le persone sono molto più spaventate dalle conseguenze economiche. Le mascherine? Non si trovano neanche qui"

REGGIO EMILIA – “Sono appena arrivato a Manhattan e ho di fianco il fiume Hudson. C’è gente in giro, anche se meno del solito. Qui, ancora, non hanno obbligato le persone a stare in casa. Le persone sono molto più spaventate dalle conseguenze economiche. Le mascherine? Non si trovano neanche qui. Il governo ha annunciato che i test e le cure necessarie per il Covid19 verranno coperte per tutti e non solo per chi è assicurato”.

Luigi Caroggio, 52 anni, è un reggiano che vive da oltre 20 anni a New York. Sposato con una statunitense, due figli, vive nel quartiere di Tribeca a Manhattan: è stato per sette anni amministratore delegato di Max Mara Usa Inc e ora è presidente della catena di gelaterie Amorino nel Nord America, un brand mondiale con sede a Parigi che, fra l’altro, è stato creato da altri due reggiani. Caroggio ha portato la famiglia fuori dalla città, nello stato di New York, e ora sta tornando nella Grande Mela per comprare alimentari. La telefonata è stata fatta ieri alle due di pomeriggio ora locale (foto Luigi Caroggio).

Come mai sta tornando a New York per fare provviste?
Il problema della campagna, dove viviamo ora, è che c’è ancora una sensibilità bassa per il social distancing e quindi è pericoloso fare la spesa. Nei supermercati a New York, invece, sono molto più rigidi come controlli, anche se non c’è un limite massimo, come da voi in Italia, di persone che possono entrare.

Com’è la situazione in questo momento?
Ci sono focolai che stanno venendo avanti a Long Island e nello stato di New York. Questo perché molti si sono trasferiti dalla città e si sono portati dietro il virus. Si sta diffondendo anche lì dunque.

C’è molta gente in giro in questo momento per le strade di New York?
Qui a West Broadway c’è una mamma con tre bambini, c’è un altro che porta a passeggio il cane. Si vede gente che cammina, tranquillamente, senza mascherine. Devo dire che manco da una settimana, ma c’è molta più gente in giro di quanto mi aspettassi.

Quali sono le attuali disposizioni delle autorità?
L’ordine del governatore Cuomo è che tutte le attività essenziali devono restare aperte: soprattutto i negozi di generi alimentari, le banche e le farmacie. I servizi che non sono essenziali, come ristoranti, bar e caffetterie, ma che producono cibo, possono solo portare a casa i prodotti o consentire di ritirarli.

Quindi i newyorchesi possono ancora uscire liberamente
C’è meno gente del solito in giro, ma non è stato fatto un ordine di quarantena. La gente può continare ad uscire. Consigliano, ovviamente di adottare le indicazioni  per il social distancing. Vedo diverse persone che fanno jogging lungo il fiume Hudson e persone in bicicletta.

Come stanno reagendo i newyorchesi?
Le persone con cui mi interfaccio io sono più spaventate dalle conseguenze economiche. I numeri relativi alla disoccupazione stanno crescendo spaventosamente. C’è molta preoccupazione soprattutto per le piccole imprese sotto i 500 dipendenti.

Quali misure sta mettendo in campo il governo?
Ce ne sono diverse. Una, per esempio, riguarda tutti coloro che hanno dichiarato redditi nel 2018 per meno di 75mila dollari. Questi riceveranno un assegno di 1.200 dollari che dovrebbe arrivare a breve e che viene mandato sulla base della dichiarazione dei redditi. Poi c’è un sussidio, per i disoccupati, con un’integrazione di 600 dollari alla settimana fino al 31 luglio che si aggiungono a quello che già percepiscono.

Luigi Caroggio
Luigi Caroggio

In Italia ci sono state molte difficoltà per presentare le domande, soprattutto con la piattaforma Inps. Anche da voi si sono verificati questi problemi?
Qui sono molto efficienti, ma devo dire che qualche disagio c’è stato perché, oggettivamente, i siti a cui presentare le domande sono imballati in questo periodo.

Come sta reagendo il sistema sanitario statunitense?
Si stima che nel giro di poco il sistema sanitario di New York sarà imballato. Stanno cercando di creare più letti possibili e di comprare più ventilatori possibili. Inoltre, non si trova una mascherina da settimane. Devo dire che, per fortuna, l’approccio americano è molto buono: c’è una grande solidarietà con la gente che si aiuta a vicenda. Vedo un atteggiamento istintivo di supporto nei confronti del prossimo e nei confornti di tutti.

Saranno garantite cure a tutti, visto che il sistema sanitario statunitense è in gran parte privatizzato?
Il governo ha annunciato che i test e le cure necessarie per il Covid verranno coperte per tutti e non solo per chi è assicurato. Ci sono assicurazioni che hanno già eliminato le franchigie. In generale l’Obamacare, che è ancora attivo, aveva già distribuito agli americani la possibilità di distribuire cure anche sotto certe soglie. Il problema è che, non essendoci un sistema sanitario nazionale, si potrebbe verificare una mancanza di cooperazione fra gli ospedali che qui sono molto in competizione gli uni con gli altri.

Gli Stati Uniti sono ormai in piena emergenza: i contagiati sono quasi 228.000, il numero più alto a livello globale e 7.157 i morti. Secondo lei ce la farà il sistema sanitario a resistere?
Le previsioni sono drammatiche, ma io penso che, viste le risorse stanziate, il Paese ce la farà a fare fronte a questa epidemia. Ci saranno focolai ovunque e, secondo me, durerà molto, ma riusciremo a strutturarci rapidamente per gestire una gran parte della crisi.