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Operaio licenziato, la Pregel: “Ha messo in pericolo segreti industriali”

L'azienda: "Il colpo di tosse non c'entra nulla, non abbiamo mai messo in atto comportamenti antisindacali"

REGGIO EMILIA – Non e’ stato il colpo di tosse senza le mani a proteggersi il volto, ma “l’aver messo a repentaglio importantissimi segreti industriali” quello che l’azienda Pregel di Reggio Emilia ha contestato ad un suo operaio, delegato sindacale della Flai-Cgil, licenziato prima di Pasqua, sabato scorso. Lo precisa la stessa multinazionale dei gelati che, ribadendo la correttezza del suo operato, si smarca dalle accuse di aver tenuto un comportamento antisindacale.

“In quanto – viene puntualizzato – il ruolo di rappresentanza del lavoratore, e l’attivita’ dallo stesso svolta in tal ruolo, non ha nulla a che vedere con le contestazioni aziendali intervenute”. Al dipendente, di 33 anni, con moglie e figlio piccolo e un secondo in arrivo da mantenere, “sono stati infatti contestati comportamenti con rilievo disciplinare”, fonte di “grave rischio per l’azienda e, di conseguenza, per i posti di lavoro dei colleghi”. Ragioni pertanto, “che fanno rientrare pienamente i motivi della scelta adottata da Pregel nell’ambito del licenziamento per giusta causa, cosi’ come normato dall’articolo 7 dello Statuto dei lavoratori”.

Pregel si oppone invece “con decisione” ad “ogni paventato collegamento tra il licenziamento ed eventuali comportamenti tenuti dal dipendente di mancata attenzione alla possibile diffusione del virus”, perche’ questo “e’ un motivo che non rientra tra quelli che hanno portato alla decisione dell’azienda”.

Inoltre viene sottolineato che “mai, nel corso della sua storia, Pregel ha posto in essere attivita’ di natura antisindacale: i sindacati di tutte le sigle, incluse quelle del settore alimentare, hanno sempre potuto svolgere in maniera indisturbata la loro azione” all’interno dello stabilimento. I vertici aziendali quindi, “al di la’ delle schermaglie mediatiche”, restano disponibili a confontarsi con le organizzazioni sindacali “per chiarire le ragioni del proprio operato”.