“Mia madre è morta di Coronavirus, dicevano che era un raffreddore”

La figlia di un'anziana ricoverata in una casa di ricovero di Asp: "Troppa superficialità. Solo da metà marzo hanno dotato il personale degli strumenti di protezione adeguati"

REGGIO EMILIA – “Mia madre è morta di Coronavirus il 4 aprile scorso. Era malata da fine febbraio. Hanno curato il suo caso come se fosse un raffreddore. Il sistema non ha funzionato e non parlo degli operatori, ma di una mancanza di percezione della gravità da parte di chi aveva responsabilità dirigenziali. Hanno sottovalutato il virus. Sono partiti solo a metà marzo a dotare il personale degli strumenti di protezione adeguati”.

Chi parla è la signora M.C. (ha preferito firmarsi con le iniziali, ma la nostra testata conosce il suo nome, ndr). Sua madre è morta, il 4 aprile scorso, in una casa di riposo comunale di Reggio Emilia gestita da Asp. Reggio Sera l’ha intervistata per farsi raccontare la sua esperienza in questo momento in cui, secondo le dichiarazioni del presidente dell’ente, Raffaele Leoni, un ospite su cinque di queste strutture è stato contagiato.

Ci sono 136 contagiati nelle case di riposo reggiane gestite da Asp. Sua madre è morta in una di queste strutture il 4 aprile scorso. Ci può raccontare la sua esperienza?
C’è un sistema che non ha funzionato e non parlo degli operatori, ma di una mancanza di percezione della gravità da parte di chi aveva responsabilità dirigenziali. Hanno sottovalutato il virus. Sono partiti solo a metà marzo a dotare il personale degli strumenti di protezione adeguati.

Quando è stato fatto il tampone a sua madre?
A fine marzo quando oramai era gravissima. A quel punto era chiaro che l’obiettivo era come gestire la sua morte. I tamponi, a mio parere, andavano invece fatti a tutti gli ospiti già a fine febbraio.

La struttura quando è stata chiusa al pubblico?
A fine febbraio. Ci hanno detto: ci rivediamo il 4 aprile. Quindi è difficile che possiamo essere stati noi familiari a contagiare gli ammalati.

Sua madre quando si è ammalata?
Mia madre ha iniziato ad avere la febbre a fine febbraio. Aveva difficoltà respiratorie e un medico della struttura mi ha detto: “E’ un semplice raffreddore. Continuiamo a curarla con la tachipirina”. Mio padre, invece, gli ha detto che dovevano intervenire subito e capire se era un caso di Covid.

Quando si sono resi conto che non era un raffreddore?
Fino a che la situazione non è degenerata e la difficoltà respiratoria è diventata elevatissima. Alla fine di marzo, pochi giorni prima che morisse, quando hanno capito che c’erano tanti contagiati nella struttura, le hanno fatto il tampone. Il 4 notte è morta.

Cosa pensa della gestione di questa situazione?
Credo che sia stato fatto tutto con molta superficialità. Io non dò la colpa agli operatori, ma ai dirigenti. Mi dispiace per le persone che ci lavorano. Fra l’altro, da quel che so, nemmeno loro sanno ancora l’esito dei tamponi che gli hanno fatto. La responsabile del nucleo dove era mia madre mi ha detto il 4 aprile che non avevano ancora ricevuto i risultati.