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Il mail bombing di Extinction Rebellion: “Stop a questo modello di sviluppo tossico”

Il gruppo reggiano scrive agli amministratori locali: "Le misure (già discusse e mai applicate) per fermare le emissioni e la devastazione degli ecosistemi naturali, devono essere adottate adesso e non più rimandate"

REGGIO EMILIA – Dal 17 al 24 aprile il gruppo reggiano di Extinction Rebellion ha organizzato l’iniziativa di mailbombing (invio giornaliero di e-mail scritte da ognuno di noi), rivolgendosi a politici, amministratori e giornalisti, locali e regionali non con la finalità di intasare le caselle di posta di lettere fatte con lo stampino, ma con lo scopo limpido di rivolgere l’attenzione sulla crisi climatica e crisi connesse di cui noi tutte e tutti siamo tanto spettatori quanto protagonisti.

Oltre all’urgenza di risolvere la crisi sanitaria che ha messo in ginocchio i Paesi, é altrettanto urgente e prioritario aprire gli occhi sul progressivo collasso ambientale per contenerlo e non ritrovarci in situazioni di emergenze ancor più disperate. A questo proposito le richieste di Extinction Rebellion Reggio Emilia sono.

Di non tornare alla normalità preesistente di inquinamento e devastazione di ecosistemi naturali, in un modello di vita e progresso conclamatamente tossico: è necessario un nuovo paradigma di normalità. Governo e media devono dire la verità sulla crisi climatica ed ecologica, con un linguaggio trasparente, comprensibile e propositivo.

Le misure (già discusse e mai applicate) per fermare le emissioni e la devastazione degli ecosistemi naturali, devono essere adottate adesso e non più rimandate. I governi e le amministrazioni devono essere guidati in una transizione ecologica sostenibile dalle scelte e richieste dei cittadini, decise attraverso le assemblee cittadine.

Lo smog, a differenza del virus, uccide lentamente, ma uccide migliaia di persone ogni anno, soprattutto qui in pianura padana. Il fatto che il suo effetto si veda in tempi relativamente lunghi porta a non riconoscere l’emergenza ambientale come tale, ma a lasciarla da parte.

Ci stiamo uccidendo con le nostre mani, se i costruttori di auto fanno meno business oppure le lobby del petrolio guadagnano un po’ meno, non è un problema, la salute viene prima di tutto. I paesi più evoluti lo hanno già capito disinvestendo su infrastrutture per le auto a vantaggio di quelle volte alla mobilità sostenibile, in primis alla bicicletta. In Italia siamo tra i primi al mondo per auto procapite, che senso ha?

Siamo pieni di pubblicità martellanti che spingono a sostituire le auto dopo pochissimi anni, persone indebitate con finanziamenti per pagare rate esorbitanti, inquiniamo con il carburante, inquiniamo per smaltire l’usato, inquiniamo per costruire mezzi nuovi ed infine lavoriamo, appunto, per pagarci l’auto con la quale dobbiamo recarci sul nostro posto di lavoro. Follia pura.

Paolo Dallai, Extinction Rebellion Reggio Emilia